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SCENARIO/ Sapelli: la nuova "recessione" dietro il silenzio dei banchieri centrali

Dai migranti alle politiche monetarie, l'Occidente ha ormai perso ogni capacità di affrontare lo sconvolgimento su scala mondiale che si sta verificando. GIULIO SAPELLI

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Il recente esito del G20 che ha riunito ad Ankara i vertici delle Banche centrali e i ministri dell'Economia e delle Finanze ha un che di sconcertante.

Il panorama mondiale è tra i più inquietanti che mai si siano delineati nella storia. Tra Europa, Africa e Heartland si è aperta una voragine - mi si scusi l'ossimoro - di una profondità umanitaria immensa. Centinaia di migliaia di persone di ogni ordine e ceto e classe sociale e di ogni attribuzione dinastica: tribale, agnatica, clanica, tutto meno che secondo i canoni occidentali di determinazione di quella società naturale che è la famiglia. Centinaia di migliaia di persone stanno riversandosi oltre i confini superando fili spinati, eserciti, navi da guerra e financo interventi umanitari come quelli italiani che sino a ora rimangono gli unici a spiccare in un deserto di cinismo e di doppiezza appena temperata dalla decisone tedesca di accogliere i siriani e non a caso perché sono i più ricchi e sicuramente in fuga dalla guerra e non in cerca di lavoro tout court.

Ma i bagliori cupi sono anche, come è noto, a Oriente e lì c'è la Cina che fa tremare gli operatori finanziari, gli esportatori, i capi di stato dei paesi che esportano commodities in quelle terre per nutrire maiali o altiforni che parevano voragini senza fine e che ora paiono avere invece un fondo.

Non servono gli arresti in massa degli operatori di borsa e di giornalisti finanziari cinesi che avevano creduto che la Cina - come alti nostri diplomatici ed economisti credevano e credono - fosse e sia un paese capitalista invece che nazi-comunista in cui ogni sgarbo verso il partito e il suo capo deve essere punito con la vita o il carcere sotto la formula rassicurante della lotta alla corruzione.

Ma anche l'Europa non sta bene nonostante le dichiarazioni del serafico presidente della Bundesbank e il silenzio assordante del presidente della Bce: è circa un mese che non dice una parola significativa, di quelle sue mirabolanti e allusive alla Peter Seller dopo la riunione in Wyoming a Jackson Hole a cui non ha presenziato.

E questo nonostante il Fondo Monetario inascoltato continui a rilanciare l'allarme della deflazione e della recessione che a macchia di leopardo sta invadendo il mondo.

Niente da fare. Gli illustri convenuti hanno terminato l'incontro ad Ankara affermando che non ci sono le condizioni e la necessità di un'azione coordinata perché lo sviluppo è alle porte e la crisi cinese sarà superata come del resto ha annunciato il serafico presidente della Banca Centrale dell'Impero di Mezzo. 


COMMENTI
08/09/2015 - e allora? (Claudio Baleani)

Scenari oscuri e anzi terribili. E allora? Intanto che ce lo dicono senza cercare di diffondere il panico vorrei proporre una tesi per spiegare come mai, nonostante il quantitative easing, l'inflazione non cresce. Per molti anni abbiano dedicato e impiegato i nostri risparmi nell'acquisto di debito pubblico, sottraendo risorse agli investimenti. Oggi si vuol fare il contrario facendo in modo che l'acquisto del debito pubblico sia fatto dalla BCE. Ovviamente non basta. E' necessario che le quote di risparmio vengano poi investite altrimenti l'attività economica non riparte. Acquistare titoli di stato con iniezione monetaria dal punto di vista del flottante è una operazione neutra, incapace di aumentare l'inflazione perché aumenta la massa, ma sottrae titoli al mercato, che parimenti è massa. L'economia non riparte anche per un altro motivo. La BCE non ha detto che i soldi non li rivuole indietro e dunque si resta sempre sul chi va là. Secondo me per porre rimedio agli errori del passato non c'è rimedio se non un atto assolutorio: i debiti dello Stato non si pagano più. Lo sappiamo tutti che è così. Ora bisognerebbe pure dirlo.