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SPILLO/ Tasse, spesa, debito, pensioni: se Renzi gioca alle "tavolette" (sulle pelle degli italiani)

Pubblicazione:martedì 8 settembre 2015 - Ultimo aggiornamento:martedì 8 settembre 2015, 15.19

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Torna come priorità qualche operazione - o almeno quanche impegno "alla greca" - in modo tale che Ue e Bce permettano all'Italia di sforare in qualche maniera il 3% di deficit/Pil. Ma tagliare il debito - sul Sussidiario l'ha osservato Mario Deaglio - vuol dire comunque cercare mezzi una tantum presso le rendite finanziarie o addirittura i patrimoni degli italiani più abbienti: sarebbe completamente un'altra musica.

Anche dal "cambio d'abito" sulle tasse (più tagli a favore delle imprese, meno a favore delle famiglie) traspare una revisione in corsa delle combinazioni strumenti/obiettivi. Immaginiamo: sollecitare la domanda delle famiglie via sgravi fiscali non mostra e non promette gli esiti attesi sulla ripresa del Pil. Allora - starà pensando Renzi in versione "amerikana" - proviamo a fare supply side, ad agire dal lato dell'offerta: a sollecitare gli imprenditori a investire. Anzi: ad assumere, gonfiando le vele del Jobs Act e dei decreti attuativi appena varati. Può funzionare: addirittura può essere la via maestra da seguire puntandoci sopra il grosso delle munizioni fiscali. Può darsi che un rilancio reale dell'occupazione riaccenda quella la fiducia che in fondo gli 80 euro e dintorni non hanno mai ricostruito nell'Azienda-Paese. In ogni caso: parliamone, apertamente, approfonditamente, il più rapidamente possibile. Il governo ne parli, il Parlamento ne parli, le parti sociali ne parlino. Non è roba da "narrazioni" tardo-estive", da talk show.

Non da ultimo le pensioni. Sono mesi che il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, dice di voler introdurre un po' di "flessibilità" in uscita. Brutalmente, ma con filo logico: fino a che gli over 55 restano ai loro posti, i ventenni non troveranno mai posto in azienda. Non c'è Jobs Act che tenga, si tratti di un giornale o di una Pmi, di una banca o di una multinazionale. Bisogna accelerare l'uscita, anche al costo di qualche penalizzazione, tutti se ne devono fare una ragione. Ieri il dietrofront, altrettanto brutale, ma con meno filo logico: "Scusate, ma non ci sono coperture" ha detto il ministero. Salvo essere nuovamente corretto dal premier in serata: La flessibilità in uscita arriverà "a mesi, a somma zero". Nel frattempo i leader sindacali avevano avuto buon gioco a stracciarsi le vesti sulla retromarcia di Poletti, dimenticando di aver detto  sempre no alle "pre-pensioni tagliate"(ed è probabile che dietro il retromarcia del golverno vi sia anche la preoccupazione di non disturbare troppo la Cgil, anima  dell'opposizione interna a Renzi nel Pd, pericolosissima nei giorni decisivi per le riforme istituzionali).

Tasse e spese, consumi e investimenti, debito pubblico, lavoro e pensioni: c'è una sola "tavoletta" di politica economica che Renzi in questi giorni non abbia rinunciato a giocare, rovesciare, nascondere?

PS. Ieri sera, ore 18: "Per le imprese del Mezzogiorno il governo sta discutendo se inserire nella prossima legge di Stabilità un credito di imposta oppure di far proseguire solo nel Sud la decontribuzione per i nuovi assunti. Lo hadetto il presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso della registrazione del programma di RaiUno Porta a porta". 



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