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SPY FINANZA/ Il buco nero della Borsa cinese fra bolle e debiti sommersi

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I governi locali cinesi, i quali in teoria non potrebbero emettere debito ma negli anni hanno aggirato le legislazione creando entità separate, i cosiddetti "Local government financing vehicles", per finanziarsi, soprattutto attraverso i canali del sistema bancario ombra. Stando a dati di un'audizione ufficiale del 2014, il debito locale totale aveva raggiunto in Cina i 17,9 triliardi di yuan (3 triliardi di dollari) a metà del 2013, il corrispettivo del 38% del Pil. Un dato che include sia il debito di cui i governi locali sono direttamente responsabili (circa 10,8 truliardi di yuan), che le garanzie. E nonostante il governo centrale dallo scorso anno abbia cominciato a permettere emissioni di debito da parte delle autorità locali, portando un minimo di trasparenza, il sistema burocratico elefantiaco cinese permette ancora mille scappatoie che nessuna riforma calata dall'alto può riuscire a debellare del tutto.

In Cina ci sono infatti cinque livelli di governo, contro la media di tre della gran parte delle nazioni e questo rende logisticamente molto difficile far combaciare gli introiti fiscali con le spese, incoraggiando di fatto il protezionismo regionale. A capo di questo sistema, con un ruolo chiave di intermediazione, ci sono state le banche, le quali oggi sono particolarmente vulnerabili al rischio di credito deteriorato, basti vedere le loro performance nell'indice CSI-300. In Cina, infatti, le aziende per finanziarsi sono quasi totalmente dipendenti dalle banche e non dal mercato, ovvero dalle emissioni obbligazionarie, tanto che i prestiti dei quattro principali istituti (Bank of China, China Construction Bank, Industrial and Commercial Bank of China e Agricultural Bank of China) sono più che raddoppiati negli ultimi sette anni e hanno raggiunto il controvalore del 26% del Pil nei primi sei mesi di quest'anno. E sottotraccia i danni cominciano a vedersi, perché se la ratio ufficiale di sofferenze è ancora bassa al 1,4-1,8%, stando a dati del primo semestre del 2015, la loro crescita nominale è molto più significativa e rapida, tanto più che in Cina è abitudine delle banche maggiori di operare roll-over dei prestiti verso le aziende strategiche quando sono a controllo statale. Ovviamente, questi prestiti non figurano a bilancio come sofferenze. E anche il tradizionale ruolo di supporto dello Stato verso il sistema bancario sta perdendo di impatto.

Nel 1998, ad esempio, il governo diede vita all'emissione di bond speciali per la ricapitalizzazione delle quattro banche principali ma l'aumento a dismisura dei bilanci di quegli istituti sta depotenziando l'intervento della mano pubblica, visto che i prestiti bancari sono saliti al 130% delle riserve valutarie cinesi nel 2014, dall'80% del 2006. E, tanto per non farci mancare nulla, c'è la questione del sistema bancario ombra nel suo complesso, visto che solo in agosto dieci compagnie di trust e un fund manager hanno chiesto un salvataggio di Stato nelle provincia di Hebei, dopo numerosi casi di default già occorsi lo scorso anno.



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