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SPY FINANZA/ Il buco nero della Borsa cinese fra bolle e debiti sommersi

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Chiudo con un'ultima considerazione. Molti analisti cinesi hanno detto chiaramente che l'intenzione della Banca del popolo è svalutare lo yuan fino a 7 contro il dollaro entro la fine dell'anno, per arrivare a 8 entro la fine del 2016 (per capirci, ieri dopo che la Banca centrale ha operato la mossa a 4 giorni più grande degli ultimi 5 anni, si è arrivati a 6,3584). Si tratta, in quest'ultimo caso, di una svalutazione del 20% sul biglietto verde che dovrebbe garantire supporto all'export cinese, visto che i modelli ci dicono come ogni svalutazione del 10% porti con sé un aumento di 10 punti base della crescita delle esportazioni. Ma l'effetto collaterale, quale sarebbe? Ce lo dice questo grafico:

una svalutazione di un altro 25% del prezzo delle materie prime, già ai minimi storici del ciclo e nuove ondate di shock per il sistema finanziario globale. La Fed, a conti fatti, non può permetterlo. E dovrà, per forza, agire di conseguenza.

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