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RIPRESA?/ Nicola Rossi: incentivi di Renzi a rischio fallimento

Pubblicazione:mercoledì 9 settembre 2015

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E’ probabile che questi incentivi, per poter essere gestiti dal punto di vista finanziario, debbano essere sottoposti a una valutazione preventiva nel merito. La PA però è del tutto incapace, perché non è il suo mestiere, di decidere quale sia un buon investimento e quale non lo sia. Spesso quindi gli incentivi finiscono per prendere la direzione sbagliata.

 

Che cosa si può fare allora per rilanciare le imprese del Sud?

La prima cosa da fare per rilanciare le imprese del Sud è riportare lo Stato a fare il suo mestiere. Quasi tutte le aziende del Mezzogiorno assumono la vigilanza privata in quanto l’ordine pubblico non è garantito. Pagano quindi due volte: le tasse che dovrebbero andare a coprire l’ordine pubblico, e poi la vigilanza privata. In queste condizioni è quasi impossibile fare impresa, e il vero problema è che lo Stato è assente.

 

Al Sud il costo della vita è più basso. Abolire i contratti nazionali aiuterebbe le imprese meridionali?

Il contratto nazionale di lavoro dovrebbe limitarsi alla parte normativa e non riguardare la parte economica. Quest’ultima dovrebbe essere decisa invece a livello di impresa. Questa sì che è una delle cose di cui il Mezzogiorno avrebbe disperatamente bisogno. Va eliminato quel simulacro rappresentato dalla parte economica del contratto collettivo nazionale.

 

Lo ritiene un obiettivo realizzabile?

Capisco che questo è un obiettivo di lungo periodo, ma si possono fare dei passi in avanti molto grandi anche nell’immediato spostando l’enfasi sulla contrattazione aziendale. Va inoltre sostituito al contratto collettivo nazionale una sorta di salario minimo. Purché sia minimo veramente, altrimenti ci prendiamo in giro.

 

(Pietro Vernizzi)



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