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RIPRESA?/ Nicola Rossi: incentivi di Renzi a rischio fallimento

Pubblicazione:mercoledì 9 settembre 2015

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“Gli incentivi agli investimenti nel Sud Italia in passato hanno dimostrato di non funzionare. Ciò di cui hanno bisogno le imprese del Mezzogiorno sono migliori servizi pubblici, a partire dalla sicurezza, e un contratto nazionale che si limiti alla parte normativa, lasciando quella economica alla contrattazione aziendale”. E’ il commento di Nicola Rossi, docente di Analisi economica all'Università Tor Vergata di Roma ed ex deputato prima del Pd e poi del Gruppo Misto. Secondo Il Sole-24 Ore, il governo starebbe lavorando a misure fiscali per incentivare gli investimenti nel Mezzogiorno. Al vaglio c’è l’ipotesi di anticipare il taglio dell’Ires dal 27,5% al 20%, sperimentandolo nel solo Mezzogiorno dal 2016 per poi estenderlo a tutto il territorio nazionale dal 2017. Ma si studiano anche un credito d’importa e forme di decontribuzione, sempre per gli investimenti al Sud.

 

Professore, gli incentivi agli investimenti possono rilanciare le imprese del Sud?

Queste misure in passato hanno funzionato relativamente poco, nel senso che spesso e volentieri hanno fatto sì che si realizzassero investimenti che comunque si sarebbero fatti. Dal punto di vista dell’economia meridionale non sono state dunque particolarmente proficue, e dunque in passato l’incentivazione degli investimenti nel Sud è servita purtroppo poco.

 

Perché?

Perché questi incentivi hanno finito per sostenere investimenti che si sarebbero fatti comunque, e quindi sostanzialmente sono state sprecate risorse pubbliche. La barriera agli investimenti nel Mezzogiorno è particolarmente significativa, e non riguarda soltanto questioni di carattere economico che potrebbero essere attenuate dagli incentivi. Gli ostacoli più potenti sono relativi al funzionamento della pubblica amministrazione, nonché alla presenza e alla diffusione delle reti.

 

Quale tra i diversi strumenti ipotizzati sarebbe comunque il più efficace?

Lo strumento che ha funzionato meglio è stato il credito d’imposta, anche se ha creato problemi di spesa perché inizialmente non aveva limiti. Quanto sono stati posti dei limiti alla fine ha funzionato relativamente poco perché la gestione burocratica è diventata molto macchinosa.

 

E le altre ipotesi?

Le altre ipotesi andrebbero valutate nel dettaglio. Sarei molto stupito se l’Unione Europea accettasse un’ipotesi di riduzione dell’aliquota Ires al Mezzogiorno. Tutte le volte che in passato si provò ad attuare una tassazione differenziata delle imprese del Sud, l’Ue disse no. Il tessuto imprenditoriale del Meridione inoltre non sempre è fatto di società di capitali, e quindi il taglio dell’Ires funzionerebbe solo parzialmente. Ma c’è un’altra osservazione da fare…

 

Quale?


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