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SPILLO/ UniCredit rimandata a novembre in Piazza Affari

I preannunci di tagli e le voci (smentite) di aumento di capitale si sono sommate alle ipotesi di salvataggio "di sistema" in Italia: ora la Borsai attende il masterplan. GIANNI CREDIT

Federico Ghizzoni (Infophoto) Federico Ghizzoni (Infophoto)

Neppure la quasi ufficialità sul varo della bad bank italiana – in una giornata finalmente tonica per Piazza Affari - ha ridato vero gas a UniCredit (in parità a 5,69 euro). E’ vero che la maggior banca italiana – assieme a Intesa Sanpaolo – ha già provveduto a smaltire da sé parte importante delle sue sofferenze. Ed è vero anche che UniCredit sta ancora riprendendosi dal capitombolo di venerdì scorso, quando il titolo è finito in asta di volatilità al listino sulle voci di coinvolgimento in un ipotetico salvataggio "di sistema"di Banca delle Marche, Cassa Ferrara e Banca Etruria.

La girandola di raccomandazioni aggiornate da parte degli analisti è tuttavia molto contrastata (si va da un buy a 7,1 euro per Nomura a un declassamento a neutral a 6,2 euro da parte di JPMorgan) e segnala  in ogni caso una crisi di visibilità più profonda sul gruppo da parte del mercato. E solleva fra l’altro interrogativi sull’intensa campagna di comunicazione cui si è dedicato il Ceo Federico Ghizzoni nei primi giorni di settembre. Dapprima è stata rilasciata una lunga intervista al principale quotidiano tedesco – Hendelsblatt – centrata sulla decisione di UniCredit di chiudere alcuni uffici di direzione centrale a Monaco di  Baviera, in vista del compattamento nella nuova UniCredit Tower a Milano. A stretto giro in Piazza Affari è giunto un leak di Bloomberg su 10mila esuberi in arrivo nel gruppo: che ha un po’ smentito un po’ non commentato. E assieme ai rumor sul bail in in preparazione in Italia, sono tornate a circolare attorno a UniCredit voci di aumento di capitale (e sarebbe il quarto in sei anni). Smontate da Ghizzoni, obbligato però a nuove uscita mediatiche.

L’instabilità dentro e fuori UniCredit continua del resto dall'inizio dell’estate, anche dopo risultati del primo semestre superiori alle attese. Il mercato è stato molto più attento al rimpasto nel top management: risoltosi in realtà con la sola uscita di scena di Roberto Nicastro, l’ultimo e il più longevo fra i pretoriani di Alessandro Profumo. Una mossa che ha avuto presumibilmente la finalità di rispondere in qualche modo alla freddezza della Borsa sulla performance della rete italiana di UniCredit. Ma da un lato è noto che almeno una parte del problema è legata all’emergere deciso di Fineco, la banca innovativa di cui la Borsa ha riconosciuto il valore e che porta agli sportelli UniCredit una concorrenza più aggressiva di quella alimentata dai competitor esterni al gruppo. In secondo luogo Nicastro – un conoscitore profondo della storia e della geografia del gruppo – non è stato sostituito a fianco Paolo Fiorentino e Marina Natale, altrettanto stagionati nel ruolo di vice-Ghizzoni: appesantendo quindi le crescenti riserve degli analisti su dimensione e qualità della guida di UniCredit.