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SPY FINANZA/ La Cina allunga le sue "ombre" sui mercati in bilico

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Un dato migliore della attese degli analisti, peccato che si continuino a registrare tassi di crescita negativi in un Paese dove da due anni si sta iniettando liquidità nel sistema su volumi spaventosi, con la Bank of Japan che compra tutto ciò che si muove sul mercato. I problemi? Due, sul mercato comincia a esserci scarsezza di bond sovrani nipponici, quindi o i grandi fondi pensioni vendono in massa le loro detenzioni per diversificare e garantire offerta al programma di QE, oppure quest'ultimo sarà costretto ad abbassare gli acquisti mensili o a finire prima del tempo. E viste le proiezioni inflazionistiche e le dinamiche salariali attuali del Giappone, per non parlare della crescita, se questo accade il Nikkei, già ai minimi da febbraio, si schianterà al suolo. Secondo, il dato del Pil a -0,3% che ha fatto tirare un sospiro di sollievo al governo è in perfetto stile Fed, ovvero a contrastare un netto calo della spesa, sia per consumi che per investimenti, c'è stato un aumento a dismisura della scorte di magazzino. Le quali, una volta toccato il livello di massimo fisiologico, vengono però liquidate sul mercato, a qualsiasi prezzo: e il Pil precipita. Non a caso, l'indice Nikkei ha chiuso a -2,4%, dopo aver aperto in rialzo di 400 punti e ha bruciato tutti i guadagni da inizio anno. Fossi giapponese, dormirei preoccupato.

E in Cina? Avendo capito la lezione di lunedì, quando intervenendo troppo presto al mattino, le autorità statali hanno visto tutti i guadagni bruciarsi nell'arco della giornata di contrattazioni, ieri lo "special team" statale ha aspettato la sessione pomeridiana e con un blitz nell'ultima ora ha portato lo Shanghai Composite da oltre -2% alla chiusura del +2,9%, vicino ai massima intraday! Manipolazione allo stato puro come vi dicevo a inizio articolo ma quanto ancora potrà durare? Anche perché le criticità in Cina sono due, relativamente agli indici. Primo, la volatilità spaventosa che vede scostamenti continui durante le contrattazioni, semplicemente perché il supporto statale non entra più sempre allo stesso momento e quindi i players sono nervosi in attesa del suo ingressso, a cui ovviamente si accodano quando vedono muoversi grandi volumi. Secondo, ce lo mostra questo grafico:

il mercato futures sull'indice CSI-300, quello delle aziende a grande capitalizzazione, è morto! In poco più di una settimana si è passati da un volume compreso tra 500mila e un milione di contratti ai 38.054 di ieri? L'unica liquidità è quella statale, l'unico driver è lo Stato: auguroni. In compenso, sia Cina che Giappone non si sono limitate a guardare la Borsa ma sono intervenute anche sui cambi. La prima con la Industrial and Commercial Bank of China e la CITIC Bank che hanno venduto dollari con il badile, guarda caso anch'esse nell'ultimo ora di trading, mentre Tokyo ha fatto in modo di ottenere il suo risultato, ovvero cross dollaro/yen ancora sopra quota 120, per l'apertura delle contrattazioni in Europa. Anche qui, solo manipolazione.


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COMMENTI
09/09/2015 - prefissi delle unità di misura (CARLO CAZZANELLI)

forse sbaglio, ma mi pare che in questo articolo sia usato non correttamente il multiplo dei dollari col termine "triliardi": triliardi = 10 alla 21, mentre in questo contesto forse si voleva dire "tera" dollari, cioè 10 alla 12, detto anche bilioni di dollari. Se non erro i multipli del sistema internazionale di misure sono 10alla21 zetta Z Triliardo 10alla18 exa E Trilione 10alla15 peta P Biliardo 10alla12 tera T Bilione 10alla9 giga G Miliardo 10alla6 mega M Milione 10alla3 kilo k Migliaio Per favore, correggetemi se erro. Ciao. Carlo