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Economia e Finanza

SPILLO/ Quegli scaricabarile attorno alla "questione bancaria" in Italia

Gli ultimi dissesti hanno innescato un pericoloso scaricabarile attorno alla crisi bancaria italiana: come sempre termometro di una crisi di democrazia materiale. ANTONIO QUAGLIO

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(Scritto sempre senza nulla di personale, ma solo in ossequio al principio storico che le crisi bancarie in Italia sono sempre test di funzionamento materiale dell'intero sistema-Paese. Una decina d'anni fa, per banche e risparmio in Italia era "tutto sbagliato, tutto da rifare". Sui media e nelle sedi istituzionali se ne discusse molto, a lungo, con violente escalation polemiche: alla fine si decise di rimuovere il massimo responsabile della vigilanza bancaria. Se ne chiamò un altro, che oggi è responsabile della vigilanza bancaria in tutta l'Eurozona. Si disse che con lui never again, mai più i risparmiatori italiani avrebbero dovuto pagare i conti di banche malgestite e malvigilate. Dieci anni dopo per banche e risparmio in Italia, è nuovamente "tutto sbagliato, tutto da rifare". Ma molti media  che allora guidarono il dibattito e sollecitarono un cambio drastico ed esemplare al vertice della vigilanza bancaria oggi attaccano come "polverone" ogni minimo tentativo di dibattito e assolvono pregiudizialmente i responsabili della vigilanza bancaria e solo loro. Solo gli sciocchi non cambiano mai idea?...).

L'altro giorno, su queste pagine, abbiamo espresso più di una perplessità sull'interpretazione dell'ultima crisi bancaria data su Repubblica da Ferdinando Giugliano. Uno scossone dovuto - secondo il neo-editorialista proveniente dal Financial Times - essenzialmente a "errori" italiani, a ripetizione. Non torniamo sul merito delle opinioni, per definizione rispettabili. Ci teniamo invece a rinnovare nuovamente all'autore il riconoscimento delle ragioni dell'età e del cursus: in termini oggettivi. Dodici anni fa, ai tempi del crac Parmalat, Giugliano aveva appena iniziato gli studi universitari, condotti poi nel Regno Unito, mentre in Italia maturava la svolta del 2005: decisiva per il settore bancario e per la sua vigilanza. Una non piena confidenza con i temi è affiorata anche in un secondo articolo, in cui Giugliano ha invocato nel 2016 "nuove regole per il risparmio": una "legge sul risparmio", la 262/2005, c'è già, è stata varata a valle dei crack Cirio e Parmalat e delle Opa del 2005 e una Commissione parlamentare d'inchiesta sarebbe utile anche per indagare sul suo mancato enforcement.  Per quanto nel suo curriculum compaia anche un incarico di consulenza presso la Banca d'Italia, l'autore - doctor a Oxford - sembra ignorare i termini, la portata e gli esiti della "questione bancaria" nella storia e nel dibattito pubblico italiano di soli dieci anni fa: sfociati nella drammatica cacciata del capo della banca centrale e della vigilanza bancaria.

Lo ribadiamo: Giugliano è padrone di non fidarsi del Parlamento italiano e di chiedere che sia eventualmente un non meglio definito "esperto estero" a giudicare (...ad assolvere?) Mario Draghi e poi Ignazio Visco come vigilantes sulle banche italiane nell'ultimo decennio. Però gli ricordiamo che il Paese dove lui ha ottenuto i suoi prestigiosi gradi universitari e della cui cultura politico-economica si fa portatore ospita certamente la maggiore piazza finanziaria del mondo, ma è stato pure costretto a salvare con miliardi di sterline del contribuente alcune delle maggiore banche del mondo, corrotte dal moral hazard programmaticamente poco vigilato. Sfidiamo comunque Giugliano a proporre sul suo FT un audit estero su quanto è accaduto e continua ad accadere nella City, vigilata da Fsa e Bank of England: dalle manipolazioni del Libor a quelle sui cambi. E non è forse il premier britannico James Cameron a fidarsi così poco dell'Europa e delle sue regole da cavalcare in questi mesi un referendum per far uscire il paese dalla Ue?