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SPILLO/ Riforma Bcc: se il governo gioca al rinvio a carte coperte

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Il presidente Federcasse, Alessandro Azzi (Infophoto)  Il presidente Federcasse, Alessandro Azzi (Infophoto)

Perché il governo gioca ancora al rinvio, a carte coperte? Nel farlo sembra contraddire anzitutto gli annunci del premier: “far presto”, riordinare un comparto fatto di “piccole banche”. Il progetto Federcasse propone da cinque mesi di creare una banca: un Gruppo nazionale del Credito cooperativo, riorganizzato attorno a una holding operativa e legato da nuovi vincoli di corresponsabilità. Una capogruppo controllata dalle 370 Bcc (come del resto avviene in Francia, in Germania, in Olanda), ma da quotare in Borsa con il capitale aperto a investitori istituzionali. Come mai De Vincenti continua a parlare di “più gruppi”?

Sul sussidiario abbiamo segnalato più volte iniziative d’interferenza provenienti soprattutto dalla Toscana. La regione del premier, quella dello scalpitante ex membro dell’esecutivo Bce Lorenzo Bini Smaghi (oggi al vertice della Bcc del Chianti), è una regione da sempre un po’ anomala nel panorama del credito cooperativo nazionale: alcune Bcc non aderiscono alla Federcasse, o non ne adottano interamente lo statuto-tipo. E fra il caso del Credito cooperativo fiorentino e quello della Bcc di Cascina, la Toscana - quella di Mps e dell’Etruria - si conferma un’area in cui una grande tradizione bancaria sembra parecchio sbiadita. Sarebbe grave se - al di là o al di sotto degli effetti-annuncio - il governo Renzi infilasse anche la riforma del Credito cooperativo nel ginepraio opaco del “caso per caso”. La palude, per intenderci, dei rimborsi statali agli obbligazionisti subordinati della Popolare Etruria: rimborsi non valutati e decisi attraverso razionalità legale e istituzionale, ma attraverso l’arbitrato di una para-magistratura scelta ad hoc.



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