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SPILLO/ Riforma Bcc: se il governo gioca al rinvio a carte coperte

A un anno dalla riforma-blitz delle Popolari e dall'ultimatum alle Bcc la parola sulla riforma del Credito cooperativo è a Palazzo Chigi: che accelera solo a parole. ANTONIO QUAGLIO 

Il presidente Federcasse, Alessandro Azzi (Infophoto) Il presidente Federcasse, Alessandro Azzi (Infophoto)

Claudio De Vincenti - sottosegretario alla presidenza del Consiglio - si fa chiedere dal Corriere della Sera: “La prossima settimana approverete la riforma delle Banche di credito cooperativo. Recepirete le proposte delle stesse Bcc oppure no?”. Risposta: “Terremo conto della loro autoriforma. In ogni caso puntiamo a un sistema basato su uno o più gruppi aggreganti che aiutino il rafforzamento delle banche, L’obiettivo è sbloccare il credito all’economia. Vedremo entro gennaio”.

È da settembre che “prossima settimana” il ministero dell’Economia deve trasmettere il decreto di riforma del Credito cooperativo. Ed è da allora che la “settimana” si trasforma puntualmente in “mese”, nel “prossimo mese”, “appena possibile”. Cambia il sottosegretario - da quello al Tesoro Pierpaolo Baretta a De Vincenti -, interviene il governatore della Banca d’Italia, chiosa più di una volta il ministro dell’Economia, s’intromette il responsabile all’Economia del Pd, Filippo Taddei. Infine, alla sua maniera, il premier Matteo Renzi si appropria del pallone e ci gioca da solo: quasi ogni giorno da quando la risoluzione di Banca Etruria (pagata anche dalle Bcc) gli ha imposto il mantra di una “riforma bancaria” purchessia. E gli ha imposto fors’anche la ricerca affannosa di un alleggerimento verso un credito cooperativo diverso da quello delle Popolari; verso banche italiane supposte “in crisi”, ma differenti da un Montepaschi o da altre forse più in crisi. Lo stesso vertice di Federcasse, dopo ripetute prese di posizione, più sorprese che irritate, ha cessato di commentare un pressione che - alla fine - Palazzo Chigi esercita verso lo stesso esecutivo: non senza rischi collaterali di indebolimento della fiducia verso un decimo del sistema bancario nazionale.

Resta il fatto che tra poco sarà un anno da quando Renzi, una sera, voleva riformare le Bcc per decreto assieme alle Popolari. Al 20 gennaio 2016 soltanto una grande Popolare si è trasformata in Spa, come il governo aveva imposto a tutte le maggiori d’urgenza, per consolidarsi. Dopo un ultimatum perentorio le Bcc hanno invece fatto i compiti a casa entro l’estate: hanno presentato un pacchetto completo e condiviso di proposte di autoriforma. A fine novembre il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, è stato riconfermato all’unanimità con mandato pieno per rimanere seduto al tavolo della riforma e seguine la realizzazione. Prima del 31 dicembre, il sistema-Bcc ha provveduto da sé alla sistemazione di una situazione difficile: la Roma ha soccorso la Padovana, secondo la tradizione del mutualismo integrale che contraddistingue il Credito cooperativo italiano da quasi un secolo e mezzo.