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SPY FINANZA/ Il "cigno nero" della Catalogna

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Ora, capite bene che per mia deformazione professionale non siano la sicurezza interna o la fiscalità a creare sensazione, bensì l’idea che la Catalogna dia vita a una sua Banca centrale. Cosa farà, si limiterà a controllare la stabilità dei prezzi e a far finta di non vedere le magagne delle proprie banche come Bankitalia o avrà la pretesa si battere moneta e operare sui tassi? Di più, la Catalogna manterrà l’euro o cambierà valuta? Capite da soli che queste variabili non sono un cigno, ma un elefante nero per la stabilità dell’eurozona, la quale ha già dovuto affrontare una crisi del debito nel 2011 che la stava quasi mandando in frantumi. Ricordate, inoltre, che la Catalogna pesa per il 20% del Pil spagnolo, quindi come faceva notare nel suo report Deutsche Bank, «se non si raggiungesse un accordo per la condivisione dello stock di debito tra Barcellona e Madrid, la proiezione della ratio debito/Pil iberica per il 2015 potrebbe passare da poco più del 100% al 125%», di fatto avendo un impatto devastante sui mercati e sugli spread. Oltretutto, questo prendendo in conto solo l’impatto meccanico del fatto, ma se per caso si arrivasse davvero allo strappo e non si raggiungesse un accordo, la Catalogna potrebbe rifiutarsi di pagare le liabilities che ha nei confronti di Madrid, ovvero ripudiare il debito verso lo stato centrale spagnolo.

Insomma, attenzione a cosa accade nel cuore dell’Ue e lontano dai palazzi di Bruxelles. Ho la certezza, in animo, che Barcellona non ce la farà mai, l’Ue e la Spagna non possono permettersi un precedente simile e useranno ogni mezzo, lecito o meno, per far deragliare del tutto il processo verso l’indipendenza. Ma resta la minaccia potenziale, soprattutto se qualcuno avesse intenzione o interesse a scatenare un po’ di tensione e instabilità in Europa, tale da rendere ancor meno di efficacie di quanto già non sia il Qe della Bce. Insomma, se il paradosso della rinnovata minaccia secessionista potrebbe rivelarsi benefico per la politica spagnola, incapace altrimenti di trovare un accordo per il governo della nazione, sul mercato potrebbe dare adito a speculazioni e non solo politiche. Nel frattempo, vediamo le prime mosse di Madrid.

Alla fine dello scorso settembre, quando mancavano pochi giorni al voto in Catalogna, una serie di furgoni blindati apparirono di fronte alla sede catalana della Banca di Spagna e subito si pensò a una confisca preventiva dell’oro lì detenuto, temendo la vittoria degli indipendentisti. La Banca centrale smentì e parlò di operazione di routine. Forse per capire quanta paura davvero ha Madrid del nuovo governo separatista, sarà meglio tenere d’occhio la sede della Banca di Spagna di Barcellona che le notizie che arrivano dai due Parlamenti. 

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