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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il nuovo '92 dietro al "dagli alla Germania"

Angela Merkel e Barack Obama (Infophoto)Angela Merkel e Barack Obama (Infophoto)

Guarda caso, negli stessi istanti di questo “attentato”, il presidente Hollande stava parlando ai poliziotti, celebrava la morte dei tre agenti uccisi nell’attentato a Charlie Hebdo e diceva che la guerra al terrorismo sarebbe stata ancora lunga, tanto che sarebbe stato necessario irrigidire le leggi penali, mantenere lo stato di emergenza - che garantisce poteri eccezionali all’esecutivo - e, anzi, cambiare la Costituzione per renderlo permanente o quasi. Tu guarda le combinazioni: il fatto però è uno, sulla graticola c’è ancora la Germania e la Merkel per il ratto di Capodanno. Caso strano, poi, sempre in questi giorni è saltata fuori una nuova intercettazione di Hillary Clinton, quando era segretario di Stato Usa, desecretata per ordine giudiziario all’inizio di quest’anno, ma risalente al 30 maggio 2012, giorno in cui la Clinton riceve una e-mail da una sua fonte confidenziale in Germania contenente due memo relativi alla politica europea tedesca e ai progetti del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble. E cosa scopriamo dal suo contenuto? Che quest’ultimo, due anni prima del voto plebiscitario per Syriza, aveva già deciso di cacciare la Grecia dall’eurozona. Sarà, ma a pare che i greci abbiano votato almeno quattro volte da allora, cosa che a noi italiani non è stata concessa dal 2011, che Syriza sia al potere e Atene ancora dentro l’eurozona. Tant’è, la pietra è stata scagliata, anche in questo caso in direzione di screditare Berlino.

Ed eccoci al finale, soltanto tre giorni fa, quando La Stampa, citando fonti diplomatiche europee, riferiva nientemeno che di una richiesta di aiuto da parte di Vladimir Putin al presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi. Lo so, sembra Scherzi a parte ma lo hanno scritto davvero. Oggetto della telefonata sarebbe stato il raddoppio del gasdotto Nord Stream - gestito per il 51% dal colosso russo Gazprom - che porterà il gas dalla Russia alla Germania bypassando l’Ucraina, un qualcosa di inviso agli Usa. «È stato il leader del Cremlino a chiamare il vostro presidente del Consiglio per verificare la possibilità di un ruolo italiano nel raddoppio del Nord Stream», è la ricostruzione offerta dalle stesse fonti al quotidiano torinese. In realtà - stando a quanto scritto domenica scorsa dall’Huffington Post - Renzi e Putin avevano già trattato l’argomento durante la telefonata di auguri di buon anno dello scorso 8 gennaio. Caso strano, a trattare l’argomento sono stati due organi di stampa italiani che più filo-statunitensi non si può.

E quale sarebbe il ruolo che Renzi dovrebbe svolgere in favore della causa di Gazprom? Stando a quanto ricostruisce la Stampa, il progetto Nord Stream 2 sarebbe inviso a molti membri dell’Unione per tre motivi: «Primo: aumenta la dipendenza energetica dalla Russia. Secondo: offre la possibilità di aggirare l’Ucraina. Terzo: la Commissione ha sollevato obiezioni perché si tratta, al momento, di un’infrastruttura prevalentemente tedesca, più vicina alla tipologia dell’”impresa esclusiva” che al “business paneuropeo”». La società che gestirà il Nord Stream 2, New European Pipeline, è controllata per il 51% da Gazprom e per circa il restante 50% da Shell, E.On, Basf, Omv ed Engie, ovvero colossi tedeschi, austriaci, olandesi e francesi.

Ed ecco il presunto coup de theatre del Cremlino, per completare il quale servirebbe l’assistenza di Matteo Renzi: solo l’entrata nel consorzio di un’azienda italiana potrebbe permettere di superare le obiezioni degli altri Paesi, dando così al progetto una “natura multilaterale”. Guarda caso, questa notizia (vera o falsa che sia) cosa fa emergere: un Renzi con profilo internazionale, quando non conta nulla al di là di Chiasso, una Russia aggressiva sul mercato dell’energia e delle infrastrutture strategiche, un’Ucraina colpita al cuore, una Turchia tagliata fuori e una Germania che sarebbe la principale beneficiaria della scelta, con ovvia anche se sottaciuta implicazione della fine delle sanzioni Ue contro Mosca che proprio Berlino ha così strenuamente difeso finora.

Sarà, in compenso nessun media mainstream ha trovato spazio per un’altra notizia, anch’essa relativa a file desecretati in ossequio al Freedom Of Informations Act statunitense e dalla quale emergerebbe chiaramente che il conflitto in Libia fu scatenato da Francia e Inghilterra con la regia degli Usa per modificare lo status quo delle relazioni commerciali e degli equilibri geopolitici della regione, facendoli pendere maggiormente a tutto sfavore italiano. Ovvero, nei vari carteggi tra Hillary Clinton, sempre quando era segretario di Stato e la gola profonda, “Sid” Blumenthal, sono emersi dettagli che hanno provato come Parigi e Londra abbiano voluto quella guerra per mettere le mani sul mercato libico ed estromettere l’Italia, sino ad allora partner privilegiato. Insomma, una guerra su procura - che l’allora governo italiano avversava proprio per ragioni strategiche, oltre che politiche ma nella quale fu trascinato a forza dall’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - per tutelare gli interessi di Total e BP e per schiantare l’Eni.

Meglio tacerle certe notizie e accodarsi al “dagli alla Germania” tanto in voga in questi giorni, senza porsi troppe domande scomode. Attenzione, siamo all’inizio di un nuovo 1992 e nemmeno ce ne accorgiamo.

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