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BCC/ Federcasse gioca d'anticipo: via libera al nuovo Gruppo nazionale unitario

Pubblicazione:giovedì 14 gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento:giovedì 14 gennaio 2016, 19.44

Il presidente Federcasse, Alessandro azzi Il presidente Federcasse, Alessandro azzi

La "realizzazione di un'unica capogruppo" - su cui si è co-impegnato il movimento trentino, storicamente pesante nel sistema italiano  - cancella dal dibattito associativo, politico e mediatico l'ipotesi di una balcanizzazione del Credito cooperativo. Ancora in autunno la nascita di più di un gruppo nazionale era un'opzione tutt'altro che teorica. Lo stesso governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, all'ultima Giornata del Risparmio, si era rimesso "al mercato", cioè alla ricomposizione del confronto interno: essenzialmente fra Azzi e i vertici delle Casse Rurali Trentine. Sotto le crescenti pressioni politico-mediatiche - soprattutto dopo lo showdown delle quattro risoluzioni bancarie di novembre - il movimento si è ricompattato e dopo la conferma di Azzi, il ritmo è stato letteralmente "accelerato". Alla messa in sicurezza della Banca Padovana presso la Bcc di Roma - la singola banca più grande del Paese - segue ora il via libera al Gruppo nazionale unico: con la formula costruttiva della new company che concretizza nuovamente il mutualismo fra tutte le componenti di un sistema plurale.

Niente sotto-gruppi, quindi: come ancora ventilava la stessa Vigilanza della Banca d'Italia in termini di soluzione flessibile. L'identificazione di un gruppo locale in 'Alto Adige era dal canto suo quasi scontato nelle premesse: al di là della tutele garantite dello statuto autonomo della Provincia di Bolzano. Non era invece scontato che il polo trentino rinunciasse a una exit teoricamente analoga: soprattutto laddove su Trento si sono polarizzate molte spinte contrarie al progetto Federcasse (tuttora alimentate da alcune Bcc toscane).

Sulla convergenza finale a favore del gruppo unico, oltre alla credibilità della presidenza nazionale, ha influito certamente il rischio crescente che il governo facesse leva sui contrasti interni per imporre una riforma dirigistica: sulla falsariga del blitz sulle grandi Popolari. Invece - lo ha sottolineato il sottosegretario De Micheli - l'ipotesi di copiare in toto il modello Credit Agricole (con un forte depotenziamento delle banche locali) sembra ormai accantonato. Sul terreno della "corresponsabilizzazione meritevole" fra le Bcc, il progetto di autoriforma è del resto molto chiaro e articolato sul salto di qualità : la solidità del nuovo Gruppo nazionale non si misurerà più soltanto con i numeri patrimoniali assoluti e relativi, ma anche con le nuove regole operative attraverso le quali le Bcc vigileranno su se stesse.



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