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FINANZA & MERCATI/ Ecco i "potenti" che portano le Borse sulle montagne russe

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Perché le Borse attribuiscono così poco valore agli stessi fattori che giusto un anno lasciavano prevedere una forte ripresa? Questione di fiducia, si potrebbe rispondere. Il carisma delle banche centrali si è senz'altro appannato. Dalla lettura dei verbali Bce della contrastata riunione del 3 dicembre scorso, segnata dall'opposizione di Jens Weidmann a nuove misure anti-deflazione, emerge che durante l'incontro è stata sollevata la possibilità di ampliare il volume mensile di acquisti, ma che si è deciso che queste misure "non sarebbero state adeguate al momento". Ovvero alla Bundesbank, forte di un tasso di crescita dell'economia tedesca attorno all'1,7%, non dispiace affatto l'inflazione zero, purché serva a piegare i soliti, insubordinati latini che rialzano la testa dal Portogallo alla Spagna, in attesa del possibile stop al Patto di stabilità promosso dal governo Renzi. Ferma restando l'opposizione alla band bank italiana, a meno che non si traduca in un nuovo bagno di sangue per gli azionisti delle banche italiane. 

Segna il passo anche il Giappone, alle prese con gli sviluppi della crisi regionale innescata dall'andamento dello yuan cinese. E la Fed, dopo il rialzo dei tassi di dicembre, si ritrova a metà del guado: continuare con i rialzi sembra impossibile, dopo i rovesci di Wall Street e l'aumento del dollaro. Ancora peggio sarebbe una ritirata. E così la banca più potente del pianeta resta impantanata a metà del guado trasmettendo un'insicurezza che interpreta ogni novità come una potenziale disgrazia dietro l'angolo. 



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