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Economia e Finanza

FINANZA & MERCATI/ Ecco i "potenti" che portano le Borse sulle montagne russe

Sui mercati si registrano reazioni molto forti a qualsiasi minima novità, dice UGO BERTONE. Forse è perché manca fiducia nelle azioni delle principali Banche centrali

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È presto per parlare del Renault-gate. Ma la violenza della reazione della Borsa di Parigi dimostra che i mercati di questi tempi, amano pensare al peggio. È bastata così la notizia, rivelata da fonti sindacali, delle perquisizioni da parte delle autorità antifrode e dell'antitrust transalpino presso vari centri di ricerca della società per scatenare l'inferno sui listini azionari: -20% alle prime notizie su possibili frodi alle leggi sulle emissioni sulla falsariga del Dieselgate, gonfiati per poi ripiegare a un comunque drammatico -11,2%.

Nel frattempo, le rivelazioni di Automotive News, l'autorevole sito Usa, sulle accuse di alcuni dealer di Chicago nei confronti di Fiat Chrysler, che avrebbe chiesto (dietro il pagamento di incentivi non dovuti) di produrre dati truccati al rialzo, ha provocato un'altra voragine, con perdite in Borsa superiori al 9%. 

Una rivincita d Volkswagen? No, piuttosto una chiamata generale di correità perché la bufera ha subito investito Peugeot -8%, Bmw- 6% e la stessa Volkswagen, giù di un altro 5%. Non si tratta, insomma, di una crisi aziendale, bensì di un gesto generale di sfiducia nei confronti di uno dei settori trainanti della ripresa europea. Ad aggravare la situazione, poi, contribuisce il "grande freddo" tra Carlos Ghosn, il numero uno sia di Renault che di Nissan, e lo Stato francese, azionista di maggioranza della Régie in aperto conflitto con il manager che si è schierato con i soci giapponesi nel contenzioso sul valore del pacchetto azionario in mano a Parigi. 

Ma, al di là della crisi aziendale o di settore, la sensazione è che il tracollo dei mercati all'inizio del 2016 stia sbriciolando rapidamente la fiducia sulla capacità del mercato o, più ancora, delle autorità, di tener sotto controllo un quadro in rapido deterioramento. I numeri, a tutta prima, non giustificano la profondità e la velocità della reazione degli operatori. La quotazione del renmimbi, ad esempio, non sembra così drammatica come appare dall'allarme dei broker o dei giornali. La valuta cinese tratta attorno a 7,2 renminbi per comprare un euro, poco meno dei 7,3 necessari un anno fa. Intanto, complici i robusti incentivi di Pechino per l'acquisto di vetture utilitarie a bassa emissione, le vendite di auto europee nel Paese del Drago stanno andando più che bene. 

Anche sul fronte del petrolio merita distinguere tra le vendite a pronto, condizionate dai sovrabbondanti stock dei magazzini, e le quotazioni per fine maggio, più significative per l'industria, che stanno ancora a 40 dollari, nonostante la furia di vendite spot. Senza trascurare l'apparente follia del sentiment del mercato: per l'Italia il calo del greggio ha permesso nel 2015 un risparmio di 40 miliardi (da oltre 70 del 2012 a soli 32 miliardi la bolletta petrolifera), che va ad aggiungersi ai 5 miliardi di ulteriori risparmi sul costo del debito pubblico.