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SPY FINANZA/ Le "previsioni" per il petrolio tra Libia, Arabia Saudita e Iran

Pubblicazione:sabato 16 gennaio 2016

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Stando alle stime dell'Eia, la spare capacity dell'Opec nel terzo trimestre del 2015 era di soli 1,25 milioni di barili al giorno, il livello più basso dal 2008. Capite quindi che, pur restando il conflitto Ryad-Teheran una possibilità remota, non è affatto impossibile che il prezzo del petrolio possa schizzare in tripla cifra per uno shock geopolitico molto forte. E uno sembra che stia per palesarsi all'orizzonte. Nel silenzio generale dei media, l'Isis ha infatti tentato un primo attacco al patrimonio petrolifero libico. Alcuni funzionari del comparto, infatti, hanno confermato che militanti di Daesh hanno attaccato due giacimenti a sud di Sirte, scontrandosi contro le guardia di due terminal fondamentali, quelli di Es Sider e Ras Lanuf, dove sono attualmente gestite l'80% delle riserve petrolifere libiche e che agendo in maniera combinata possono spedire qualcosa come 500mila barili al giorno. Per tutto lo scorso anno i due terminal sono rimasti chiusi, ma l'intenzione dell'Isis è quella di conquistarli e riaprirli, di fatto garantendosi una fonte di reddito enorme. 

Dopo molti giorni di scontri e con 18 guardie morte, la National Oil Corporation è riuscita riprendere il controllo dei giacimenti e ha svuotato i tank di stoccaggio di Ras Lanuf per precauzione, ma c'è da stare certi che l'Isis non abbandonerà tanto facilmente i suoi propositi. Inoltre, in Libia Daesh ha dato vita a un vero e proprio programma di reclutamento di massa tra la popolazione e sta, guarda caso, puntando la propria attenzione verso l'esercito di lavoratori del petrolio rimasti disoccupati.  Insomma, l'Isis può prendere il controllo del petrolio libico? Sì, perché solo a Sirte può contare su 3mila militanti, controlla circa 300 chilometri di costa a est e ovest della città. Di più, il fatto che Isis sia forte in quell'area mette a rischio altri due terminal fondamentali, quelli di Brega e Zueitina, oltre a due giacimenti produttivi, Amal e Nafoora. Insomma, il rischio potenziale è che Daesh prenda il controllo di un Paese membro dell'Opec. 

Capito perché i mirage francesi, senza il coordinamento della coalizione, da giorni stanno martellando le postazioni dell'Isis in Libia? Più che il Bataclan, la risposta ve cercata negli interessi della Total, la stessa che insieme a Bp obbligò nel 2011 Londra e Parigi a cacciare Gheddafi per rubare contratti e quote di mercato a Eni. E tanto per chiarire ancora un po' il contesto di cui stiamo parlando, la notte di Capodanno negli Usa, in ossequio al Freedom of Information Act, sono state rese note 3mila nuove e-mail di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. Bene, in una di queste, datata 27 marzo 2011, la solita fonte Syd Blumenthal informava la Clinton che un comandante dei ribelli gli aveva confermato come «le sue truppe continuassero a giustiziare tutti i mercenari stranieri catturati in combattimento». Ma chi erano questi "mercenari stranieri"? I cittadini di colore, senza che dovessero per forza essere né stranieri, né combattenti. La Clinton disse o fece qualcosa al riguardo? No. Peccato che fu dagli errori compiuti da Usa, Francia e Gran Bretagna nella lotta a Gheddafi che sono nati i prodromi dello Stato islamico in Libia. 

Attenti al prezzo del petrolio, potrebbe presto dirci molto di più che non le mere prospettive dell'inflazione. 



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