BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RENZI vs UE/ Tre mosse per evitare il baratro all'Italia

Il battibecco tra Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker continua con una scontata coazione a ripetere. L’Italia rischia, ma si può rimediare. STEFANO CINGOLANI ci spiega come

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Il battibecco tra Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker continua con una scontata coazione a ripetere. Ieri il capo del governo italiano ha replicato irritato alla irritatissima risposta del presidente della Commissione europea: “L’Italia non si fa telecomandare”. Ogni giorno una stoccata. Adesso aspettiamo la replica da Bruxelles, anche se la baruffa è destinata a finire senza vincitori. Ha ragione Renzi, la flessibilità è diventata centrale nell’agenda europea durante la presidenza italiana, ma è vero che Juncker se ne è fatto interprete. Se volessimo gettare uno sguardo retrospettivo, dovremmo dire che a imporre una interpretazione più morbida delle regole di Maastricht è stato il caso italiano insieme alla consapevolezza che non poteva essere (mal) gestito come il caso greco.

E il caso italiano non chiama in causa solo Renzi, ma Berlusconi, Prodi, ancora Berlusconi, Monti, Letta. Anch’esso ha origini complesse e molti colpevoli, come nel racconto di Agatha Christie “Assassinio sull’Orient Express”, è difficile stabilire chi ha inferto il colpo fatale. Ci sono gli errori dell’Ue e della Germania (anzi, spesso delle vere e proprie prepotenze) sui quali tanto è stato scritto, ci sono le divisioni tra i paesi e le debolezze della Commissione, ma bisogna anche ricordare che la lettera della Bce con la sue raccomandazioni sulle riforme strutturali risale all’agosto 2011, il Jobs Act è entrato in vigore nella primavera del 2015.

Vero, l’Italia ha cambiato le pensioni con una misura durissima e per molti versi punitiva, la Francia non le ha toccate, la Germania sta tornando indietro. Ma anche quella riforma è stata realizzata in fretta, sotto la pressione dei mercati, in piena guerra dello spread; ciò ha provocato errori per correggere i quali il nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri vorrebbe rimetterla in discussione. Incertezza, confusione, tutto ciò alimenta di nuovo l’immagine di una politica italiana sempre in affanno, priva di strategia, che sceglie giorno per giorno.

Dunque, meglio chiudere l’incidente diplomatico. Siccome è l’ultimo di una serie, Renzi farebbe bene a chiedersi come mai non ha alleati nell’Ue, nemmeno nel Partito socialista nel quale ha fatto entrare a pieno titolo il Pd. Non era così un anno fa quando il rottamatore era stato accolto come un rinnovatore. Dunque, il pregiudizio antitaliano non c’entra. Vuoi vedere che il governo di Roma ha commesso qualche errore?

Sul piano diplomatico, a nostro avviso, il più grave è avvenuto dopo l’attentato del 13 novembre a Parigi: l’Italia non ha offerto subito l’aiuto che la Francia chiedeva, lo stesso che poi le ha dato Angela Merkel. Anche la Cancelliera è stata riluttante e s’è mossa in ritardo, ma lo ha fatto. Si tratta di poche centinaia di soldati per rimpiazzare le truppe francesi in Libano, un po’ di polizia militare in Mali, qualche Tornado per sorvegliare e fare fotografie in Siria. Impegni non gravosi per la verità. Renzi ha detto che voleva guidare un intervento in Libia, ne parla dallo scorso anno, ma non ha proposto ancora nulla di concreto, in ogni caso non può farlo da solo e ormai si è alienato anche l’appoggio di Hollande.