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SPY ENI/ Versalis, un'altra (s)vendita nel silenzio del Governo

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La decisione di vendere Versalis - pare per un prezzo irrisorio rispetto al solo valore patrimoniale in trattativa - a un fondo di investimento titolare finora di imprese di dimensioni molto inferiori a quelle italiane, con un capitale di gestione minimo e attraverso operazioni finanziarie di dubbia affidabilità, è di tale gravità da stupire e insospettire perfino il più convinto antindustrialista in circolazione.

Non si può francamente fare a meno di chiedersi: cosa c'è sotto? E soprattutto dove è il Governo che per curare gli importantissimi interessi di Eni non esita a usare tutte le armi diplomatiche a disposizione, ma che sulla vendita di Versalis si trincera dietro il paravento dell'autonomia aziendale dell'Eni?



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COMMENTI
28/02/2016 - Grazie per l'attenzione! (Giuseppe Crippa)

Anch’io ringrazio il dott. La Spisa per le precisazioni delle quali mi accorgo solo ora, e a mia volta faccio notare che le bioplastiche (materie plastiche da fonti rinnovabili) sono economicamente convenienti soltanto se il prezzo del petrolio supera certi limiti (dai quali in questi ultimi anni è lontanissimo). Altra cosa le plastiche biodegradabili, che contribuiscono a contenere il problema dell’inquinamento e che indiscutibilmente vanno incoraggiate purché il loro costo non sia troppo superiore a quello delle plastiche “tradizionali”. Non mi risulta però che il butadiene da fonte rinnovabile che si vorrebbe andare a produrre in Sardegna sia biodegradabile… Pur in disaccordo con lui sulla bontà dell’idea di vendere Versalis concordo comunque con il dott. La Spisa sul fatto che le condizioni della vendita non siano trasparenti e Lo ringrazio ancora per l’attenzione dedicata ai commenti di un qualsiasi lettore come me.

 
17/01/2016 - un 'ultima precisazione, se possibile (Giorgio La Spisa)

Post post scriptum: Anche volendo tralasciare l'aspetto dei posti di lavoro, del patrimonio scientifico e tecnologico ed anche delle quote di mercato che si rischia di cedere ad altri gruppi esteri che stanno investendo sull'innovazione nella chimica, è del tutto infondato il dubbio che si tratti di una svendita? E' proprio casuale che la trattativa si possa concludere esattamente nell'anno 2016, in cui ENI ha previsto il raggiungimento del break-even point?

 
17/01/2016 - confronto su prospettive della chimica in Italia (Giorgio La Spisa)

Ringrazio Crippa per l'attenzione. Mi permetto di proseguire il ragionamento fatto, sottolineando che conosco i bilanci ENI ed in particolare la parte relativa alle società industriali chimiche. E' quindi vero che la ristrutturazione di questo comparto è necessaria, avendo come fine il sacrosanto equilibrio finanziario di imprese che non devono essere mantenute in perdita. Crippa segnala le passività economiche di Versalis, sorvolando sull'evidente andamento decrescente delle perdite di esercizio e non facendo riferimento alla scelta strategica fatta da ENI di investire sulle produzioni bioplastiche (la cosiddetta chimica verde) che costituiscono una sfida importante per tutto il mondo industriale. Nella relazione sull'andamento finanziario di ENI relativo al 2014 si legge: "Nel 2014 abbiamo concluso la ristrutturazione delle attività in Sardegna con l'avvio della produzione di bioplastiche a Porto Torres in collaborazione con Novamont e (...) il piano di sostenibilità di Porto Marghera che prevede lo sviluppo di produzioni da fonti rinnovabili. I risultati di Versalis sono migliorati nel 2014: puntiamo al breakeven economico al 2016". Domanda: è irrazionale aspettare lo sviluppo di questo programma anziché vendere frettolosamente questo pacchetto (definito promettente fino a qualche mese fa) ad un fondo di investimento americano che presumibilmente non ha a cuore le migliaia di persone che lavorano in Italia? P.S. sono persone, non elettori. almeno per noi!

 
17/01/2016 - Quello che La Spisa non dice (Giuseppe Crippa)

Versalis ha perso 277 milioni di euro nel 2014, 338 milioni nel 2013, 593 milioni nel 2012 e 269 milioni l’anno precedente. Mi fermo qui ricordando soltanto che indirettamente tutte queste perdite, di cui si è fatta carico l’ENI, sono di fatto in capo ai cittadini italiani. Capisco che La Spisa abbia a cuore la stabilità dei posti di lavoro di Versalis in Sardegna dove risiedono i suoi elettori ma gli italiani che non lavorano in Versalis hanno già dato a questa società negli ultimi anni un miliardo e mezzo di euro (25 euro a testa). Devono continuare così a vita?