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SPY ENI/ Versalis, un'altra (s)vendita nel silenzio del Governo

Pubblicazione:domenica 17 gennaio 2016

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Tra i tanti problemi quotidiani che realmente incidono sulla vita di persone reali e non sui profili virtuali dei social network troviamo in questi giorni la notizia di un'imminente vendita dell'ultimo pezzo buono della chimica italiana, di cui è ancora proprietario Eni. In questi giorni il Ministro Guidi ha confermato la notizia della trattativa di vendita del 70% di Versalis, controllata Eni che ha in proprietà gli impianti definiti industrialmente validi, a Sk Capital, un fondo di investimento con sede a New York. 

Almeno 6 mila persone sono interessate a questa scelta per il fatto di lavorare in uno dei diversi siti presenti ancora in Italia: Brindisi, Ferrara, Mantova, Novara, Porto Marghera, Porto Torres, Priolo Gargallo, Ragusa e Ravenna. Ma la portata della questione non è riducibile a questo dato, sia pur fondamentale. Ciò che è in gioco, non da ora, è il destino di un comparto del settore industriale nostrano che, nel cosiddetto miracolo italiano degli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, ha avuto un ruolo certamente controverso, ma comunque non privo di effetti positivi.

Sarebbe troppo lungo il racconto della storia della chimica nel nostro Paese, ma in sintesi si può dire che gli investimenti massicci fatti inizialmente hanno prodotto, positivamente, redditi diffusi, afflusso di tecnologie e conoscenze, legami internazionali importanti e, negativamente, problemi di inquinamento e squilibri imprenditoriali e territoriali a seguito delle crisi innescate dall'innalzamento del prezzo del petrolio a partire dagli anni '70.

Per capire cosa stia accadendo oggi, non si deve assolutamente dimenticare che l'intervento di Eni per rilevare la gran parte degli impianti produttivi, allora sotto attacco della crisi e in gran parte ormai dismessi, fu il frutto di una scelta lucida e responsabile da parte della politica italiana: non abbandonare un presidio strategico per lo sviluppo del Paese, pur avviando un processo di ristrutturazione e riconversione produttiva e di bonifica dei terreni inquinati. È da notare che l'incidenza del costo della chimica per il bilancio di un colosso come Eni è stata sempre minima rispetto al volume degli affari conclusi nel mercato degli idrocarburi e, soprattutto, che ultimamente la scelta, lungimirante è stata quella di avviare investimenti nella nuova frontiera della chimica verde, cioè basata su materie prime naturali. 

In questo scenario, pochissimi anni fa Eni ha annunciato con giustificato orgoglio la nascita a Porte Torres di un nuovo soggetto, Matrica, frutto di una joint venture con un'industria italiana ad alto valore innovativo. E in quell’occasione sia i sindacati che le istituzioni locali avevano accettato forti sacrifici sul versante dell'occupazione. 


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COMMENTI
28/02/2016 - Grazie per l'attenzione! (Giuseppe Crippa)

Anch’io ringrazio il dott. La Spisa per le precisazioni delle quali mi accorgo solo ora, e a mia volta faccio notare che le bioplastiche (materie plastiche da fonti rinnovabili) sono economicamente convenienti soltanto se il prezzo del petrolio supera certi limiti (dai quali in questi ultimi anni è lontanissimo). Altra cosa le plastiche biodegradabili, che contribuiscono a contenere il problema dell’inquinamento e che indiscutibilmente vanno incoraggiate purché il loro costo non sia troppo superiore a quello delle plastiche “tradizionali”. Non mi risulta però che il butadiene da fonte rinnovabile che si vorrebbe andare a produrre in Sardegna sia biodegradabile… Pur in disaccordo con lui sulla bontà dell’idea di vendere Versalis concordo comunque con il dott. La Spisa sul fatto che le condizioni della vendita non siano trasparenti e Lo ringrazio ancora per l’attenzione dedicata ai commenti di un qualsiasi lettore come me.

 
17/01/2016 - un 'ultima precisazione, se possibile (Giorgio La Spisa)

Post post scriptum: Anche volendo tralasciare l'aspetto dei posti di lavoro, del patrimonio scientifico e tecnologico ed anche delle quote di mercato che si rischia di cedere ad altri gruppi esteri che stanno investendo sull'innovazione nella chimica, è del tutto infondato il dubbio che si tratti di una svendita? E' proprio casuale che la trattativa si possa concludere esattamente nell'anno 2016, in cui ENI ha previsto il raggiungimento del break-even point?

 
17/01/2016 - confronto su prospettive della chimica in Italia (Giorgio La Spisa)

Ringrazio Crippa per l'attenzione. Mi permetto di proseguire il ragionamento fatto, sottolineando che conosco i bilanci ENI ed in particolare la parte relativa alle società industriali chimiche. E' quindi vero che la ristrutturazione di questo comparto è necessaria, avendo come fine il sacrosanto equilibrio finanziario di imprese che non devono essere mantenute in perdita. Crippa segnala le passività economiche di Versalis, sorvolando sull'evidente andamento decrescente delle perdite di esercizio e non facendo riferimento alla scelta strategica fatta da ENI di investire sulle produzioni bioplastiche (la cosiddetta chimica verde) che costituiscono una sfida importante per tutto il mondo industriale. Nella relazione sull'andamento finanziario di ENI relativo al 2014 si legge: "Nel 2014 abbiamo concluso la ristrutturazione delle attività in Sardegna con l'avvio della produzione di bioplastiche a Porto Torres in collaborazione con Novamont e (...) il piano di sostenibilità di Porto Marghera che prevede lo sviluppo di produzioni da fonti rinnovabili. I risultati di Versalis sono migliorati nel 2014: puntiamo al breakeven economico al 2016". Domanda: è irrazionale aspettare lo sviluppo di questo programma anziché vendere frettolosamente questo pacchetto (definito promettente fino a qualche mese fa) ad un fondo di investimento americano che presumibilmente non ha a cuore le migliaia di persone che lavorano in Italia? P.S. sono persone, non elettori. almeno per noi!

 
17/01/2016 - Quello che La Spisa non dice (Giuseppe Crippa)

Versalis ha perso 277 milioni di euro nel 2014, 338 milioni nel 2013, 593 milioni nel 2012 e 269 milioni l’anno precedente. Mi fermo qui ricordando soltanto che indirettamente tutte queste perdite, di cui si è fatta carico l’ENI, sono di fatto in capo ai cittadini italiani. Capisco che La Spisa abbia a cuore la stabilità dei posti di lavoro di Versalis in Sardegna dove risiedono i suoi elettori ma gli italiani che non lavorano in Versalis hanno già dato a questa società negli ultimi anni un miliardo e mezzo di euro (25 euro a testa). Devono continuare così a vita?