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SPY FINANZA/ Brasile, Olimpiadi a rischio (e non solo)

Pubblicazione:lunedì 18 gennaio 2016

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C’è poi lo scandalo maggiore, ovvero quello legato a due specchi d’acqua infestati da liquami (la Guanabara Bay e la laguna Rodrigo de Freitas) nei quali gli atleti dovrebbero gareggiare e che nonostante i tentativi delle autorità non mostrano alcun segno di miglioramento. Molti atleti che si stavano allenando nelle acque di Rio in preparazione ai Giochi si sono ammalati, tra cui un velista tedesco che ha contratto la Mrsa, una grave malattia cutanea. Interpellata a dicembre dall’Associated Press, l’esperta di virus acquatici Kristina Mena, ha dichiarato che «i livelli di virus sono così alti nelle acque brasiliane che se gli stessi venissero riscontrati negli Stati Uniti, le autorità chiuderebbero immediatamente le spiagge». E non c’è da sperare nel futuro, visto che l’unico piano di contrasto messo in campo dal governo è l’utilizzo di cosiddette eco-boats che si muovono attorno alla baia per recuperare i pezzi più grandi di detriti.

C’è poi il malcontento popolare, visto che stando alle ultime rilevazioni rispetto alla vendita di biglietti, sono stati staccati meno del 50% dei 4,5 milioni di tagliandi a uso interno: calcolando che il comitato organizzatore dipende da quelle vendite per il 17% delle sue necessità di budget, c’è poco da stare allegri. C’è poi il risvolto politico, visto che all’inizio dello scorso dicembre è giunta la notizia che il presidente della Camera bassa brasiliana, Eduardo Cunha, ha annunciato di aver accettato la richiesta di impeachment nei confronti della presidente Rousseff e di parte del suo entourage di potere avanzata dall’avvocato 93enne ed ex membro del Partito dei lavoratori (Pt) oggi al potere, Helio Bicudo.

Insomma, destabilizzazione politica ulteriore che rischia di tradursi in aumento della percezione del rischio da parte dei mercati, soprattutto dopo l’arresto a fine novembre di Andre Esteves, l’amministratore delegato di Btg Pactual, la “Goldman Sachs” brasiliana. Parlando alla stampa riunita a Brasilia, Cunha dichiarò che «il processo di impeachment potrebbe richiedere mesi e molti voti parlamentari e potrebbe concludersi con l’uscita di scena della presidente. Possa la nostra nazione superare questo processo». E non solo da quello, perché purtroppo la ragione principale per cui vedo a fortissimo rischio le Olimpiadi estive è perché l’economia brasiliana sta per entrare nella peggior recessione da quella del 1903.

Il motore dell’America Latina, infatti, sta affrontando una crisi drammatica che vede ogni possibile scenario avverso concretizzarsi un passo dopo l’altro: il rischio stagflazione è quasi realtà, visto che la ratio inflazione/crescita è da incubo, con la prima al 10,28%, la disoccupazione lo scorso agosto è salita dal 7,9% dal 4,7% di un anno prima e per l’anno prossimo si attende una media del 9% nelle principali sei aree metropolitane del Paese, mentre la produzione sta crollando al ritmo del 6,1% su base annua. Il risultato? Il Pil del terzo trimestre in contrazione dell’1,7% su base trimestrale e del 4,5% su base annua, con l’aggravante che il già poco tranquillizzante dato del secondo trimestre è stato rivisto da -1,9% a -2,1%. Il tasso di occupazione a ottobre è calato del 3,5% su base annua, mentre i salari reali addirittura del 7% nello stesso mese, siamo ai livello peggiori dall’ottobre del 2003! Con dinamiche simili, questo grafico non dovrebbe stupire, visto che difficilmente le spese per consumi possono salire a fronte di disoccupazione in aumento e potere d’acquisto devastato da inflazione e tagli salariali.

 


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