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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Brasile, Olimpiadi a rischio (e non solo)

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E la cosa si aggrava, visto che nonostante la presidente Dilma Rousseff avesse posto occupazione e dinamiche salariali al centro del suo impegno per il secondo mandato, a patire maggiormente i tagli occupazionali sono i giovani tra i 18 e i 24 anni, il cui tasso di disoccupazione a ottobre è salito al 19,5% dall’11,8% di un anno prima, stando a dati ufficiali di tracciatura delle aree metropolitane. E se l’unico numero in salita è quello dei lavoratori part-time, visto che l’azienda di matching occupazionale Prolancer nei primi nove mesi del 2015 ha raddoppiato i contratti con datori di lavoro in cerca di impiegati flessibili, stando a dati del servizio di collocamento Catho, l’11,5% dei brasiliani sarebbe disposto a lasciare il Paese anche senza la certezza di prospettive migliori altrove, siamo al triplo del livello del 2013!

E per quanto riguarda il crollo dei salari reali, il problema principale è che la formula che aveva garantito potere d’acquisto ai brasiliani ora non funziona più: a livello di incremento del salario minimo, infatti, si calcolava il tasso di inflazione dell’anno precedente più la crescita economica dei due anni prima. Ma con il Pil del 2014 virtualmente piatto e il dato in contrazione per il 2015 e quello appena iniziato, l’economia non riesce più a mantenere il livello salariale al riparo dall’inflazione montante. E se anche il Brasile non sconta il peccato originale di una ratio debito/Pil fuori controllo, stando a stime di Barclays il debito pubblico nel quarto trimestre dello scorso anno salirà a oltre il 71% del Pil con i costi medi di finanziamento a oltre il 12%, oltretutto senza prospettive per un’inversione che porti a un surplus sostenibile o più forte prospettive di crescita.

La tabella a fondo pagina ci mostra le dinamiche utilizzate da Barclays per il suo scenario di stress rispetto al debito brasiliano, il quale fa i conti con pressioni di mercato in aumento per tutto l’anno appena cominciato. A scatenare queste pressioni, per la banca inglese, potrebbero essere alcuni fattori come un potenzialeimpeachment della Presidente (già pressoché realtà), una perdita di fiducia rispetto all’outlook fiscale e un aumento netto delle liabilities contingenti. La proiezione di Barclays prevede un peggioramento del bilancio primario rispetto al caso base, raggiungendo il -2,3% del Pil quest’anno e restando comunque in persistente deficit fino al 2019 (-0,5%).

Come notate sempre dalla tabella, l’inflazione e le aspettative legate ad essa rimangono alte, mentre i tassi salgono proprio perché il premio di rischio fa aumentare il costo del debito. E il grafico più sotto ci dice che in base allo scenario di stress la ratio debito/Pil brasiliano potrebbe salire oltre il 100% entro il 2020 e non stabilizzarsi. E per chi ritenesse impossibile un aumento tale dei tassi di interesse da far concretizzare questa dinamica, giova ricordare che durante la crisi finanziaria del 2008 i tassi salirono del doppio rispetto ai 200 punti base prospettati da Barclays e, addirittura, nel 2002 di 800 punti base in sei mesi. Se si arrivasse a un aumento di 400 punti base, il caso estremo per Barclays, la ratio debito Pil/salirebbe al 114% nel 2021.

Boa sorte Brasil, ne hai davvero bisogno. E accetta un consiglio, lascia stare le Olimpiadi e pensa a salvare i conti.

 

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