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MERCATI 2016/ 1. Dopo le mosse Fed in portafoglio più azioni che bond

Pubblicazione:sabato 2 gennaio 2016

Il presidente della Fed, Janet Yellen (Infophoto) Il presidente della Fed, Janet Yellen (Infophoto)

Si è chiuso un 2015 che ha prodotto buone soddisfazioni soprattutto agli investitori che hanno creduto fortemente nel mercato italiano (tra i migliori al mondo, nonostante le difficoltà ancora non risolte, anche nel settore bancario). L’operato delle banche centrali in tutto il mondo ha teso a non creare difficoltà alle economie reali, la riuscita sembrerebbe assicurata dai segnali che lasciano ben sperare per l’anno nuovo. La Federal Reserve Usa ha già iniziato l’inversione della politica monetaria seguita ormai da molti anni (senza per questo poter essere già ritenuta restrittiva), la Banca centrale europea e quella giapponese appaiono orientate a continuare la loro spinta espansiva. La leva fiscale non viene usata in nessun Paese in senso restrittivo.

A sostegno delle attese positive rispetto al 2016, per quanto riguarda l’Europa sviluppata, registriamo la continuazione di uno sviluppo positivo nella velocità d circolazione della moneta (anche se con calma, la concessione di credito sta riprendendo). Tra i mercati in via di sviluppo, la Cina proseguirà nel suo reindirizzamento economico, che già mostra di produrre con successo gli effetti cercati (i consumi finali interni stanno seguendo un buon percorso di crescita, soprattutto seguendo due rilevanti filoni: la spesa in elettronica di consumo, e l’utilizzo sempre più frequente del canale di distribuzione digitale), la pur modesta ripresa delle economie sviluppate contribuirà positivamente al sostegno delle esportazioni cinesi, lasciando pensare che probabilmente anche questa economia ha visto il suo punto di svolta.

Per il resto dei mercati emergenti, economicamente legati in modo importante ai prezzi delle materie prime, non si intravvedono ancora ragioni di interessante sviluppo. Il rischio di ulteriore calo nei prezzi delle commodities energetiche è ancora presente (nonostante la discesa già registrata). Lo sviluppo dell’anno seguirà le molteplici conseguenze legate alla crescente divergenza di politiche monetarie seguite in Usa e in Europa. Ci attendiamo un ulteriore rafforzamento del dollaro americano sia contro euro che contro yen, legato per il 2016 più che per l’anno passato al differenziale tra i tassi di interesse. A differenza del 2015, ci attendiamo che manchi la crescente divergenza nei tassi di crescita delle rispettive economie reali, la ripresa economica europea, con il proseguire dell’anno, toglierà parte del sostegno alle quotazioni del dollaro contro euro, il passare del tempo ridurrà anche l’importanza residua degli effetti del Quantitative easing europeo, l’abitudine dei mercati finanziari di scontare in anticipo gli eventi dovrebbe iniziare a togliere forza al dollaro Usa già nella prima metà del 2016.

L’inversione di segno della politica monetaria americana porterà a un mercato obbligazionario in dollari con probabile rendimento complessivo negativo per il 2016, il resto dei mercati obbligazionari mondiali potrà soffrire in parte gli effetti indotti dal comportamento di quello nordamericano, la continua azione da parte della Banca centrale europea e della Bank of Japan riuscirà però a contrastare efficacemente i negativi effetti citati. Nel caso in particolare dell’Europa, l’azione della Bce riuscirà a mantenere, almeno per la prima parte dell’anno, moderate le dimensioni degli spread di rendimento tra Europa periferica e centrale. Un rischio esogeno oggi esistente per le economie Europee è il cosiddetto "Brexit": al rischio di fuoriuscita del Regno Unito dall’Ue attribuiamo un impatto potenziale molto alto, ma una probabilità molto bassa.


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