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MERCATI 2016/ 2. Brexit, Cina, crescita Ue: la City è pensosa sull'anno che verrà

Referendum Brexit, interrogativi su Cina e Ue e timori di un "cigno nero" sullo scacchiere geopolitico: i grandi gestori della City londinese sono cauti sul 2016. CRISTINA BALOTELLI

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L’economia cinese, il calo dei prezzi delle materie prime e il ritmo dei futuri rialzi dei tassi Usa sono tra i rischi più temuti dagli investitori nel 2016. Ma restano anche le preoccupazioni per l’Europa che non cresce e per le sue potenziali crisi. Per esempio, la Grecia, la cui situazione è tutt’altro che risolta, e il referendum in Gran Bretagna, che potrebbe sfociare in una sua uscita dall’Unione europea.

La Cina è generalmente indicata come uno dei maggiori rischi per i mercati. Il rallentamento dell’economia cinese continuerà ad avere un forte impatto sui prezzi delle commodities. Questo, a sua volta, si ripercuoterà sulle economie dell’America Latina. I gestori finanziari esposti sui mercati emergenti, come Aberdeen Asset Management e Ashmore, hanno visto ridursi i profitti nel 2015 e hanno subito la fuga dei clienti. E questo mentre l’economia cinese cresce comunque a un ritmo del 7%. Ma cosa succederebbe in uno scenario di hard landing? Il timore di un impatto che verrebbe avvertito a livello globale sta spingendo gli investitori a una fuga in massa dai mercati emergenti che ha tutta l’aria di continuare nel 2016. Circa i tassi, molti nella City si aspettano un rialzo graduale perchè graduale è la ripresa dell’economia statunitense, la cui crescita è in gran parte il risultato di un indebitamento eccessivo. Al contrario, un rialzo più rapido scatenerebbe il panico sui mercati.

“Il rischio è che la Fed alzi i tassi in modo più aggressivo di quanto i mercati si aspettano,” dice Dolores Ybarra, global CIO di Santander Asset Management. Il ritmo dei futuri rialzi, aggiunge, è una delle maggiori preoccupazioni degli investitori per il nuovo anno. A proposito di debito, quello degli Stati Uniti era di 17,8 trilioni di dollari al 30 Settembre 2014, secondo lo US Government Accountability Office. Lo stesso ufficio ha stimato che il debito in obbligazioni del Tesoro detenute da investitori stranieri rappresenta il 48% del debito pubblico totale. Una grossa fetta del debito nei confronti di investitori stranieri e internazionali (governi, istituzioni e individui), è in mano a Cina e Giappone.

Per Amin Rajan, Ceo della società di consulenza Create-Research, siamo di fronte a un debito ormai ingestibile e in continua crescita, che è come una bomba pronta ad esplodere. Una situazione aggravata negli anni dagli interventi delle banche centrali che hanno contribuito ad aumentare il debito globale nel tentativo di dare stimoli all’economia. Nella zona euro, la Bce continuerà il suo programma di acquisto di obbligazioni (Qe) per pompare liquidità nel sistema, ma la decisione della Fed di alzare i tassi Usa ha segnato la fine di un lungo periodo di tassi bassi. Se è vero infatti che i bassi tassi d’interesse hanno giocato a favore dei debiti sovrani, è anche vero che il cambio della politica monetaria statunitense potrebbe causare problemi a fragili economie appena uscite dalla recessione. Diversi paesi dell’eurozona, tra cui l’Italia, hanno un debito che supera il loro Pil annuale.