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Economia e Finanza

SPILLO/ Quelle banche strette fra i faccendieri (italiani e lussemburghesi)

Da Jean Claude Juncker e dal sottobosco attorno al caso Etruria giunge la minaccia alla credibilità di Renzi: che deve riaprire il dialogo con la Bce di Mario Draghi. GIANNI CREDIT

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (Infophoto)Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker (Infophoto)

È assai probabile che i “faccendieri” italiani che stanno spuntando come funghi attorno al crack di Banca Etruria abbiano fatto transitare almeno un po’ della loro finanza opaca attraverso il Lussemburgo: la piattaforma finanziaria offshore al centro dell’Europa, di cui il dominus politico-finanziario recente è stato l’attuale presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Tutt’altro che lo “statista” dipinto in questi giorni anche da molti media italiani.

Il problema - politico e personale - del premier italiano Matteo Renzi è quello di essersi trovato stretto fra due diversi fronti di “faccendieri”: al punto da venire sospettato di conflitto d’interesse (cioè di essere lui stesso un “faccendiere”) da una mozione formale di sfiducia presentata da MS5, di fatto la seconda forza parlamentare. Un premier italiano può essere sotto pressione dalle opposizioni interne, ma non può trovarsi contemporaneamente sotto la pressione dell'ex-premier di una “Banana Republic” di lusso e degli epigoni aretini della P2 (almeno quelli originali giocavano con l’Ambrosiano e con la Rizzoli). Un outsider di razza come Silvio Berlusconi, cinque anni fa, ha chiamato in campo i capi di stato e di governo di Francia e Germania.

Il problema emergente delle banche italiane - problema economico-finanziario e personale di tutti gli italiani - è quello di ritrovarsi oggetto non solo di una loro crisi strutturale molto seria, ma anche pendaglio di una confronto fra “faccendieri” che serio non potrà mai essere. Certo, anche una parte della crisi strutturale delle banche italiane è legata alle infiltrazioni di faccendieri vecchi e nuovi. Infiltrazioni aggravate dall’inefficacia della vigilanza creditizia interna della Banca d’Italia: sulla quale ha avuto fin dall’inizio gioco facile la nuova vigilanza esterna della Bce. Nulla di questo è attribuibile alla responsabilità di Renzi: ma oggi è responsabilità ultima sua accelerare e proteggere il riassetto bancario interno. Sgombrando il campo anzitutto dai banchieri-faccendieri che popolano anche il suo “cerchio” e dando respiro politico-istituzionale alla sua polemica con l’Ue. Un’Europa che non è quella di Juncker, il più piccolo e sbagliato degli avversari.

Mario Draghi, il presidente (italiano) della Bce, non è, non è mai stato e mai sarà un faccendiere. Può forse - paradossalmente - rappresentare in questo momento un “problema” per le banche italiane. È il paladino della flessibilità monetaria nell’area euro, gemella della flessibilità fiscale invocata da Renzi e oggi a maggior ragione detestata dalla Germania.


COMMENTI
20/01/2016 - Squallido esempio della intellighenzia italiana (Moeller Martin)

Nella disperata ricerca di un capo espiatorio per giustificare le inettitudini del paese più bello del mondo si arriva a definire il Lussemburgo una 'Banana Republic' ed un faccendiere il primo ministro di uno stato europeo occidentale eletto, per di più democraticamente e non certo a colpi dubbi di premi di maggioranza.

 
20/01/2016 - STRINGIAMOCI A CORTE (Massimiliano PANIZZA)

Condivido le osservazioni stavolta; è uno scontro fra nani e ballerine molto pericoloso in cui c'è in gioco il futuro del sistema bancario italiano. Che si parlino il nostro Giamburrasca col SuperMario dell'EuroTower. E soprattutto che sia un monito per i nostri parlamentari a Bruxelles che (del PPE soprattutto) che in questi giorni ne hanno sparate delle belle o balle !!