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SPY FINANZA/ L'Ue bacchetta l'Italia, ma nasconde due "magagne"

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Ci sono poi i cosiddetti broker-crossing networks, ovvero piattaforme che fanno incontrare i trade tra clienti di varie banche: anche in questo caso, l'Europa cosa vuole fare? Chiederà alle banche di chiuderle o di trasformarle in piattaforme regolamentate? O, come al solito, non farà niente e si limiterà a parlare? Il cosiddetto dark trading sulle piattaforme europee definite multilateral-trading facilities o Mtf è cresciuto al 6,6% del mercato azionario europeo nel suo insieme nel 2015 dal 5,7% del 2014, stando a dati del Fidessa Group Plc. 

L'Ue intende introdurre un limite all'ammontare di trading non regolamentato su un singolo titolo in ossequio a un pacchetto di nuove regolamentazione denominato Mifid II, in base alle quali ogni dark pool sarà in grado di gestire solo il 4% del trading totale su n singolo titolo, mentre il trading "oscuro" sarà ristretto all'8% del volume per ogni azione. Stando alle intenzioni, chi dovesse violare queste regole vedrebbe sospesa la propria attività di trading. Peccato che siano solo parole e che il tempo passi: cinque anni fa, le dark pools pesavano solo per il 2,7% del trading europeo, mentre lo scorso dicembre erano al 7,5%. Insomma, la loro quota del mercato cresce, le preoccupazione per chi ha coscienza dei rischi anche, ma l'azione dell'Ue no, quella resta limitata alle parole. 

In America, con tutti i difetti che hanno, sono passati all'azione. Lo scorso settembre Credit Suisse Group ha accettato di pagare un multa di oltre 80 milioni di dollari per non aver adeguatamente informato i clienti della sua piattaforma Crossfinder sul suo funzionamento, mentre in agosto Itg ha pagato 20,3 milioni di dollari quando i regolatori Usa scoprirono che faceva trading contro i propri clienti senza aver reso noto il conflitto di interessi. E in Europa? Formalmente la nuova regolamentazione dovrebbe entrare in vigore all'inizio del prossimo anno, ma tutti quanti danno per certo il ritardo almeno fino al 2018. Ed ecco cosa ha dichiarato al riguardo a Bloomberg, Anish Puaar, analista per il mercato europee alla Rosenblatt Securities: «È normale che non si sia registrata una decrescita del dark trading, nessuno cambia oggi per una norma che probabilmente non entrerà in vigore fino al 2018». 

Nulla da dire al riguardo, cara Europa molto permalosa, ma ben poco operosa e pragmatica? Sicura che il problema siano i toni e i tempi degli interventi di Matteo Renzi? Magari, sorge il dubbio, da quelle piattaforme così oscure in questi giorni stanno partendo gli attacchi speculativi contro le banche italiane: le quali non saranno dei gigli, visti i 200 miliardi di sofferenze e i 400 di esposizione a titoli di Stato, ma certamente non le peggio messe del continente. Se poi ci si mette anche la Bce a fomentare su una pratica standard come il controllo sulle sofferenze, allora...

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COMMENTI
20/01/2016 - tutto vero (Claudio Baleani)

Tutto vero, ma non ho capito che c'entra Draghi con Junker e la Commissione Europea. Io penso che non si possono fare accordi con chi ci guadagna dai tuoi problemi e che adesso l'accordo coi tedeschi è impossibile. Dico i tedeschi perché la commissione europea è priva di autonomia. Stanno lì per rendersi inutili.