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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ L'Ue bacchetta l'Italia, ma nasconde due "magagne"

Lo scontro Italia-Ue va avanti da alcuni giorni. Secondo MAURO BOTTARELLI, Bruxelles ha poco da da bacchettare Roma visto che non sa risolvere alcune questioni importanti

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Non accenna a placarsi lo scontro tra governo italiano e autorità europee, dopo il botta e risposta tra il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di venerdì scorso sulla flessibilità. Lunedì, infatti, fonti europee hanno lamentato l'assenza di un interlocutore a Roma con cui dialogare sui dossier delicati. Immediata la replica del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: «Abbiamo un continuo dialogo con le istituzioni, abbiamo un ministro degli esteri, degli interni, dell'economia, l'Italia ha un governo nel pieno dei suoi poteri». Il problema non è il rappresentante permanente dell'Italia, Stefano Sannino, che viene definito come il miglior ambasciatore a Bruxelles, ma l'assenza di dialogo continuo con gli sherpa che le altre capitali inviano sui diversi temi specifici: un metodo di lavoro che permette di smussare gli angoli, come accaduto ad esempio con la Francia, che in autunno ha inviato specialisti per negoziare per settimane fino all'ultima virgola sulla bozza di finanziaria. Insomma, un muro contro muro sempre più aspro. 

Chi mi conosce sa che l'ultima cosa al mondo che sono solito fare sono sconti al governo in carica, che ritengo deficitario in moltissimi ambiti, economico in testa ed è altresì nota la mia non simpatia umana per il primo ministro, ma questa volta devo dire un paio di cose. Renzi ha certamente sbagliato toni e timing del suo attacco, forse perché costretto da esigenze di visibilità interna, ma l'Ue e le sue istituzioni devono soltanto tacere per quanto riguarda non tanto le questioni formali, quanto per quelle ben più importanti dei risultati concreti. 

Prendo due esempi. Il primo riguarda la Bce e il suo programma di acquisto di assets al fine di stimolare l'inflazione fino al livello obiettivo del 2%. Bene, lo scorso anno l'inflazione media è stata la più bassa dall'introduzione dell'euro, soltanto lo 0,3% e questo cosa significa? Sconfessione totale, visto che per Ubs è sempre più probabile che l'Eurotower dovrà abbassare le sue previsioni inflazionistiche all'1%. Ma la cosa più grave non è il fallimento in sé del mandato (guai a criticare l'onnipotente e onniscente Mario Draghi), bensì il fatto che di fronte ai continui cambi di strategia e obiettivi della Bce gli investitori perdano fiducia giorno dopo giorno, un'erosione che potrebbe portare qualcuno a smetterla con il front-load dell'azione della Banca centrale europea a favore di un trading d sfida della stessa. 

Ubs stima che entro il 2018, infatti, l'inflazione non andrà oltre l'1% e questo potrebbe presto costringere la Bce a un'umiliante revisione al ribasso delle stime e a un ritorno delle tensioni tra il governatore e l'azionista di maggioranza, ovvero Bundesbank. E, di fatto, il mercato ha già operato un suo downgrade delle previsioni, visto che l'inflazione è stata sotto il 2% nell'ultima decade, un record di tracciatura che di fatto vede già compromesso il piano dell'Eurotower. Inoltre, il crollo del prezzo del petrolio ha ulteriormente accentuato le spinte ribassiste sull'inflazione, la quale quest'anno sarà allo 0,1% stando ai calcoli di Barclays, la quale prevede un ritorno in piena deflazione per l'eurozona per almeno sei mesi. 


COMMENTI
20/01/2016 - tutto vero (Claudio Baleani)

Tutto vero, ma non ho capito che c'entra Draghi con Junker e la Commissione Europea. Io penso che non si possono fare accordi con chi ci guadagna dai tuoi problemi e che adesso l'accordo coi tedeschi è impossibile. Dico i tedeschi perché la commissione europea è priva di autonomia. Stanno lì per rendersi inutili.