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FINANZA E POLITICA/ Le mosse di Draghi e quella convergenza d'interessi con Renzi

Il presidente della Bce, Mario Draghi (Infophoto) Il presidente della Bce, Mario Draghi (Infophoto)

Le indiscrezioni saranno più o meno esatte nel ricostruire la seduta del board. Ma difficilmente Draghi avrebbe potuto esprimersi nei termini in cui si è espresso se non avesse avuto dalla sua la maggioranza dei 19 governatori dell’euro. E dopo che il presidente francese Hollande ha denunciato pubblicamente “l’emergenza” in cui versa la Francia e la necessità di un intervento immediato da 2 miliardi, non è difficile capire che dietro la guasconeria di Renzi e la fredda oratoria di Draghi vi sia una “maggioranza silenziosa”. Uno schieramento di governi e banchieri centrali più concorde sulla necessità di accantonare l’intransigenza tedesca contro il rischio-deflazione e le nuove incognite su un 2016 che - nelle attese - avrebbe dovuto segnare la definitiva uscita dell’Europa dalla crisi più lunga.

Non ha stupito neppure che Draghi si sia consentito di segnalare che “le banche italiane presentano livelli di accantonamenti sulle sofferenze pari a quelle degli altri paesi europei”. Che non esiste dunque una crisi bancaria sistemica in Italia; e che - più in generale - l’Italia non può essere trattata diversamente da altri sistemi bancari europei che si sono sorretti grazie a sostenziosi aiuti di Stato.

Le Borse - proverbialmente - hanno festeggiato. Probabilmente non durerà molto e farà comunque arricciare il naso a più di qualcuno il prosieguo di un pericoloso gioco a rimpiattino fra hedge fund e banchieri centrali. Però - a differenza della collega Janet Yellen - che ha cominciato a fare un po’ di politica sotto inequivocabile dettatura dei democratici Usa nell’anno delle presidenziali - Draghi ha riassunto un profilo politico proprio, scalando verso l’alto la confrontation con Berlino e Bruxelles. Non c’è dubbio che Renzi - oggettivamente - gli abbia scaldato la pista. Ricevendo in cambio un sobrio assist: certamente alle sue banche nazionali. Che dal 2006 al 2011, peraltro, sono state vigilate dallo stesso Draghi: il quale, ovviamente, non può gradire bocciature neppure postume.

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