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BANCHE E POLITICA/ Da Monti a Renzi, i guai irrisolti (anche) dopo la "magia" di Draghi

Pubblicazione:sabato 23 gennaio 2016

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“La colpa è anche e soprattutto di Monti”, sibila l’anziano banchiere che, in questo bailamme dei mercati e del credito si guarda bene dal lasciarsi citare ma non resiste a dire la sua. “La colpa è di Monti se oggi le banche tremano, perché grazie alla sua inutile e confusa patrimoniale sulla casa il valore degli immobili italiani è caduto di vari punti e si è come congelato su livelli che tuttora non risalgono. La maggior parte delle garanzie che le banche hanno in pancia a tutela contro le sofferenze, è costituita da garanzie immobiliari, che potrebbero valere ben di più”. 

Già: quando sarà passato l’eco delle parole con cui Mario Draghi ha nuovamente “sedato” i mercati, le banche italiane si ritroveranno nude di fronte al problema reale che le opprime, 350 miliardi di euro di “non performing loans”, cioè crediti deteriorati, di cui ben 200 di sofferenze, ovvero crediti i cui debitori da tempo non pagano più né i rimborsi di capitali, né le rate di interessi. Ebbene, col crollo del valore del mattone questa copertura di garanzia… garantisce effettivamente meno di quanto potrebbe e contiene appunto al 46% la percentuale di rischio di perdita implicita, per il sistema bancario italiano, nelle sofferenze.

Cosa significa? Significa che oggi per ogni 100 euro di sofferenze le banche in media le hanno coperte al 46% con garanzie che possono essere “escusse”, quindi incassate se il debitore “salta”. Già: ma in buona parte, anche nel caso dei prestiti alle imprese, queste garanzie sono immobiliari, e se gli immobili finalmente, dopo otto anni di calo, vedessero ripartire al rialzo i loro prezzi, le banche respirerebbero.

Ma ci sono anche altre due spiegazioni tecniche - poco ascoltate in questi giorni convulsi - per la crisi di rigetto da parte dei mercati che ha colpito le banche: sono la gestione maldestra della “risoluzione” di Banca Etruria e degli altri tre istituti decotti; e gli annunci incauti e prematuri sulla nascita della bad bank statale.

Il sistema bancario italiano ha sostenuto un costo complessivo di 4,2 miliardi per gestire il fallimento delle quattro banche, svalutando addirittura dell’82% i loro crediti in sofferenza: se questa stessa percentuale fosse applicata agli altri 200 miliardi di sofferenze in essere, come hanno arguito molti analisti finanziari stranieri, significherebbe per le banche ufficialmente sane essere a corto di capitali per circa 100 miliardi, uno sproposito ingestibile. Ma non è così, proprio perché sappiamo che un 46% di quei 200 miliardi è coperto da buone garanzie e la percentuale di realizzo della parte restante (non garantita) - in caso di cessione a una bad bank - è nell’ordine del 20-25%, il che riduce ad un 30% il rischio di perdite ulteriori, una sessantina di miliardi. Tanti, ma più gestibili.


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