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SPY FINANZA/ Da Mps a Deutsche Bank, le "manovre" da monitorare sui mercati

Pubblicazione:sabato 23 gennaio 2016

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Certo, se la scusa fosse quella della condivisione di notizie sensibili con i fondi, sarebbe un po' deboluccia, perché sappiamo dallo scorso novembre che alcuni consiglieri della Banca centrale europea hanno tenuto regolari incontrione to one con manager del settore bancario privato e fondi speculativi pochi giorni prima della riunione di politica monetaria. Lo si leggeva in documenti dello stesso istituto centrale di Francoforte, la cui prassi vieta però agli esponenti del consiglio di trattare argomenti legati al costo del denaro. Anticipata all'epoca dal Financial Times, l'agenda dei consiglieri esecutivi rendeva conto di incontri tra agosto 2014 e l'agosto scorso con alte cariche del settore privato, tra cui manager di Bnp Paribas, Ubs, BlackRock e Goldman Sachs, oltre a esponenti di think-tankcome l'istituto Bruegel. 

Ma c'è di più, visto che lo scorso maggio il consigliere esecutivo, Benoit Coeure, aveva rivelato, nel corso di un incontro a porte chiuse con banchieri privati, che Francoforte intendeva intensificare il ritmo degli acquisti nell'ambito del programma di Quantitative easing durante i mesi estivi. A casa mia si chiama informazione privilegiata, ma si sa, visti i miseri risultati che sta ottenendo il Qe, pur di ottenere un po' di front-load dal mercato le regole possono passare in secondo piano. D'altronde, lo stesso Mario Draghi ha definito incontri del genere «essenziali» per la strategia sulla comunicazione della Bce. Insomma, la Bce è un broker. 

Capite ora perché questa settimana folle sui mercati non va archiviata come speculazione ma come operazione politica? Ah, tanto per vostra informazione: l'espansione del programma di acquisto del Qe alle obbligazioni bancarie manterrà la solita key capital, ovvero 18% ai tedeschi, 12% agli italiani e via scemando. Capito perché Mario Draghi, giovedì in conferenza stampa, ha potuto dire apertamente e trionfalmente che le nuove manovre che verranno presentate a marzo hanno ottenuto l'unanimità del Consiglio. Perché la sempre rigida Bundesbank ha bisogno che la Bce compri obbligazioni Deutsche Bank con il badile, visto che dopo la perdita da 6 miliardi nel terzo trimestre 2015 con taglio del dividendo, la previsione di perdita netta per il 2015 è di 6,7 miliardi di euro. Netta. 

Ma c'è di più e a dirlo è la stampa tedesca, nella fattispecie Der Spiegel. I nostri integerrimi teutonici, quelli alla Udo Gumpel con la risatina sarcastica sempre stampata sulla faccia, devono infatti fare i conti con il fatto che Deutsche Bank avrebbe incorporato all'interno della sua piattaforma Autobahn (autostrada, ndr) per gli scambi di valuta, un software in grado di danneggiare i clienti e arricchire la banca. Di fatto, la piattaforma sarebbe stata programmata in modo tale da ritardare gli ordini dei clienti e rifiutarli se il mercato avesse preso una direzione sfavorevole all'istituto tedesco. Non male, vero? Il problema è che questa accusa è alla base di una class action presentata dallo studio legale Hausfeld prima di Natale in un tribunale di New York. 

E qui arriva il bello. Oltre agli aspetti penali, vengono chiesti anche tutti i danni civili, con le aggravanti morali ed etiche, per una cifra valutata intorno ai 10 miliardi di euro. E se il giorno stesso della denuncia, 21 dicembre 2015, Deutsche Bank ha immediatamente fatto ricorso sostenendo che si tratta di invenzioni, il giorno successivo il Tesoro Usa si è presentato come parte civile, sostenendo che - in caso le accuse trovassero riscontro in un'aula di tribunale - l'istituto tedesco sarebbe colpevole di «aggressione truffaldina ai danni della sovranità statunitense e dell'integrità del proprio sistema di mercato», un reato per cui il risarcimento danni potrebbe arrivare anche a 50 miliardi di dollari. Ovvero, il fallimento di Deutsche Bank. 

Ecco il sano sistema bancario europeo, quello che passa gli stress test come vanno a dire certi banchieri nelle trasmissioni televisive, omettendo di dire che quegli stessi stress test negli anni li avevano passato brillantemente anche banche irlandesi, portoghesi e spagnole poi fallite o salvate con fondi europei. Non fidatevi, il bail-in è solo l'inizio di un nuovo regime dove a governare è la finanza, il voto e i Parlamenti stessi non contano più nulla. Scommetto che queste cose non le avete sentite nei talk-show, vero?



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