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SPILLO/ Le teorie che trasformano i risparmiatori in "parco buoi"

I recenti casi dei risparmiatori azzerati ha messo in evidenza il deficit di cultura finanziaria di molti italiani che investono. GIANLUIGI LONGHI prova a spiegarne le cause

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Caro Direttore, poiché è nato negli ultimi mesi il problema delle banche commissariate-obbligazioni subordinate e perdita del risparmio italiano, con ampia ricaduta mediatica, e conseguenti proteste di strada, discussioni televisive, e così via, vorrei proporre alcune questioni al fine di chiarire il percorso del come si è arrivati a questa deplorevole situazione e, non ultimo, alla repentina caduta  (e successiva risalita) dei prezzi delle azioni e delle obbligazioni subordinate e non, delle società bancarie italiane quotate, in questo scorcio di inizio anno. 

Se devo infatti attenermi all’interpretazione prevalente del consumatore risparmiatore, cioè colui che compra per sé prodotti finanziari, al fine di investire il suo risparmio, non si può non affermare che il risparmiatore italiano è alquanto impreparato sul piano della tecnica finanziaria e bancaria, quando prende le decisioni finanziarie di investimento o disinvestimento. Ora, è questo è il vero vulnus del problema. Per quanto concerne l’acquisto di un’obbligazione subordinata, l’anomalia che distorce la legge del mercato e la trasparenza sta nel fatto che chi ha proposto la compravendita dell’obbligazione è stata un’istituzione finanziaria, la Banca. 

È su questa tradizione, sulla fiducia riposta nella Banca e sull’etica altruista della solidarietà, propria di un comportamento italiano che trova le sue radici nei principi cristiani, che si riesce a comprendere l’agire dei risparmiatori: ne è un riprova la dimensione del terzo settore in Italia. I risparmiatori, infatti, sono acuti nel loro mestiere o professione, ma ignoranti di fronte alla cultura finanziaria, alla conoscenza, alle clausole che non hanno capito, ma hanno fatto finta di capire per pudore e, una volta appurato con rabbia e dolore, la perdita del risparmio, si affidano o alla speranza o alla giustizia che invocano, ma non ne comprendono le norme, e purtroppo, si deve constatare, che dal tempo della peste a Milano dei Promessi Sposi, nulla è cambiato: Renzo si reca ancora oggi dall’Azzeccagarbugli con due capponi nella cesta.

Mi sia concesso - ora - di accennare ad alcune teorie, di origine anglosassone, per arrivare a una spiegazione delle cause che hanno determinato questa situazione. Naturalmente queste teorie, ad alto grado di sofisticazione, introducono una serie di elementi, di fattori, che rendono problematico il rapporto finanza-etica e politica-società civile, proprio della tradizione cattolica (vedi, ad esempio, le encicliche “Rerum Novarum” e “Centesimus Annus”).

Fin dal 1970, l’economista statunitense Eugene Fama aveva definito un mercato efficiente quando nei prezzi attuali dei titoli sono già riflesse tutte le informazioni disponibili, e pertanto i prezzi delle attività finanziarie tendono nel lungo periodo a uguagliare i valori fondamentali, in quanto gli investitori informati sono razionali e l’arbitraggio elimina le eventuali anomalie dei prezzi. Le evidenze empiriche hanno messo in luce la presenza di diverse anomalie e distonie nella teoria del mercato efficiente, dimostrando invece comportamenti poco razionali, spiegabili con la psicologia comportamentale definita anche “behavioral finance”. 

Tale teoria sottolinea che il comportamento sia degli investitori che degli operatori professionali e degli analisti finanziari è sempre umano, e quindi soggetto a irrazionalità. Irrazionalità confermata poi dalla teoria del prospetto, talmente innovativa che ha permesso ai sui promotori Kahneman e Tversky di vincere il Premio Nobel per l’economia nel 2002, in quanto hanno integrato i risultati della ricerca psicologica nei processi decisionali economici in condizioni di incertezza. La teoria poggia sulla constatazione che gli individui valutano ogni possibile esito di una decisione sulla base di un punto riferimento o status quo. Ne deriva quindi che, a seconda dello status quo, la decisione cambia. Gli individui non agiscono sempre razionalmente, ma in base alle esperienze passate, alle loro credenze, a come vengono loro presentate le informazioni,alla loro posizione finanziaria, alla completezza o all’incompletezza informativa.