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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Da Islanda e Finlandia le ultime "bordate" all'euro

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Una bella lezione, quella che ci viene dal popolo islandese, una lezione che terrorizza i burocrati europei e per loro noi non dobbiamo conoscere e non dobbiamo imparare. Per questo i media di tutto il mondo si sono impegnati strenuamente a raccontarci un sacco di frottole per dire che non era vero, che l'Islanda ha fatto le riforme, che l'Islanda ha pagato il debito. Ancora oggi, cercando su internet, si trovano numerosissimi articoli che raccontano queste balle e deridendo come poveri ignoranti quelli che affermano che "dovremmo fare come l'Islanda". 

Nel gennaio 2013 la corte dell'Efta (Associazione europea di libero scambio) dà ragione all'Islanda per quel che riguarda i pagamenti ai correntisti olandesi e inglesi. Ma i titoli di chi ha riportato la notizia non si accordano con i fatti: “Vince l'Islanda. Che ha pagato i debiti delle proprie banche” titola phastidio.net, “L'Islanda ha vinto, non paga i propri debiti. Ancora bufale sul web” su un altro sito), “L'Islanda ha vinto. Dunque pagherà il debito” titola agoravox.it, “L'Islanda paga tutti i debiti: il falso mito della rivoluzione democratica” titola InvestireOggi. Ma come sono andate davvero le cose? 

I referendum svolti in Irlanda sono due. Il primo (6 marzo 2010), chiesto dai cittadini con 60.000 firme, lo vincono i NO, con il 93% (contrari a usare il denaro pubblico per pagare il debito privato estero della Icesave). In seguito a questo risultato vengono rinegoziate le condizioni e, nonostante il referendum, il Parlamento stabilisce che l'Islanda pagherà il debito nel periodo compreso tra il 2019 e il 2046, con un'interesse del 5,5%. Il Presidente rifiuta di firmare quanto deciso dal Parlamento e, dando retta alle petizioni cittadine, convoca lui stesso un nuovo referendum.

Il secondo referendum (9 aprile 2011) si conclude anch'esso con la vittoria dei NO (seppure con una percentuale più bassa). Regno Unito e Olanda minacciano di rivolgersi al Tribunale dell'Associazione europea di libero scambio: la Efta Court. Il Governo islandese risponde alle pressioni scartando l'ipotesi di un terzo referendum e dichiara ufficialmente che quella espressa dalla cittadinanza è la decisione definitiva.

Il 10 giugno 2011, dopo aver esaminato la risposta ricevuta, l'Authority intima al Governo islandese il pagamento di tutto il debito, e gli dà tre mesi di tempo per decidere. Il giorno stesso il ministro dell'Economia porta il caso in Parlamento. E prima che possano passare 24 ore, il Parlamento conferma all'authority che rispetterà quanto espresso dal referendum. Nel frattempo la Banca nazionale islandese provvede a pagare il debito Icesave, attraverso la vendita degli asset che furono congelati durante fallimento della Landsbanki: seguendo la normale procedura che seguirebbe un'impresa fallita che deve liquidare i propri creditori.

Il 14 dicembre 2011 l'authority europea si rivolge ufficialmente al tribunale di competenza Efta Court. La corte ha sentenziato che l'Islanda non ha violato la direttiva comunitaria di garanzia sui depositi, e che non ha discriminato tra protezione di propri depositanti e quelli olandesi e britannici, clienti della banca Icesave, controllata dall'islandese Landsbanki. Quindi ha rispettato le regole nel pagare solo parzialmente i depositanti stranieri.

E come rileva un articolo su Bloomberg, si tratta di 3,3 miliardi di dollari. Una frazione minuscola rispetto ai 50 miliardi di debito accumulati in totale dal sistema bancario con la crisi. Tanto è vero che ancora oggi il debito pubblico islandese è dello stesso ordine di grandezza di quando è scoppiata la crisi, contenuto all'80% del Pil, grazie al fatto che quest'ultimo è in costante crescita. Ma è enormemente superiore al 25% del 2007 perché si è accollato i debiti delle banche fallite e non li ha pagati. E quando li pagherà, saranno pagati con la svalutatissima moneta islandese che dal 2006 a oggi ha perso quasi il 50% del suo valore contro l'euro. Tenendo conto che pure l'euro si è svalutato nei confronti del dollaro, allora la svalutazione della Corona islandese nei confronti del dollaro è del 55%. Una manna dal cielo per le esportazioni.


COMMENTI
24/01/2016 - logica elementare (z314 george)

il fatto che con l'euro, l'europa e quant'altro ci siano cose negative non implica in nessum modo che senza di esse le stesse cose negative non ci siano ugualmente. La storia recente ci dimostra anzi il contrario, lei si ricorderà (spero per lei) la situazione dell'italietta nel 1992... c'era la lira e c'era la sovranità monetaria (nessuno ci ha obbligato a fare alcunché)! PS la finanza alternativa, le monete alternative e cosivvia non sono mai "andate da nessuna parte" e continueranno a farlo! (bitcoin docet... evidentemente non a tutti)