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SPY FINANZA/ Da Islanda e Finlandia le ultime "bordate" all'euro

Tra le difficoltà delle banche italiane e quelle della moneta unica europea, spiega nella sua analisi GIOVANNI PASSALI, il 2016 non si preannuncia essere affatto un buon anno

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Cos'è successo di notevole nell'anno appena trascorso? Fin troppo facile rispondere: è stato pianificato il bail-in, cioè quel meccanismo per cui a salvare una banca in difficoltà non sarà più un soggetto esterno (cioè normalmente lo Stato), ma azionisti, obbligazionisti e correntisti della banca stessa. Il sistema è operativo dal 1° gennaio 2016, ma noi italiani abbiamo già capito di cosa si tratta grazie al "salvataggio" (che non ha salvato il risparmio, come imporrebbe la Costituzione all'articolo 47) delle quattro banche ormai fallite (Etruria, Marche, Chieti e Ferrara). E così circa centoquarantamila risparmiatori hanno perso qualcosa come 430 milioni di euro.

Un minimo di pudore deve aver colpito tutti quelli che continuano a sostenere che "meno male c'è Draghi, meno male che c'è l'euro, ci vuole più Europa, ci vuole l'Unione bancaria, ecc". Un silenzio temporaneo, prima di ripetere i soliti ritornelli. Anche se gli spazi di manovra per ripetere certi ritornelli sono sempre più stretti. Perché la realtà incalza e diviene sempre più difficile ripetere certi ritornelli, quando tanta realtà dice esattamente l'opposto. In questo senso, anche il compito di chi, come me, vuole mettere in luce tutte le contraddizioni di un progetto criminale e sbagliato è diventato più facile. Si tratta solo di mettere un pochino in ordine questa massa di dati e di informazioni per avere un quadro chiaro della crisi economica, che di fatto è soprattutto la crisi di un modello sbagliato, il modello di una libertà di mercato e di finanza senza regole, senza limiti, senza altri obiettivi o valori se non il tornaconto personale.

Innanzitutto per il 2015 possiamo dire che l'attrattiva dell'Unione europea e della moneta unica è fortemente calata. Vi sono stati vistosi passi indietro. A cominciare dall'Ungheria di Orban, che non ha fatto altro che confermare la volontà già espressa in passato di non entrare nell'unione monetaria e conservare la propria moneta. I risultati sono noti: disoccupazione in costante calo arrivata sotto al 7%, Pil a +2,7%, produzione industriale +7% (primo semestre), consumo delle famiglie +3,2%. E stiamo parlando di un Paese privo di risorse proprie. Non come la Grecia, che ha petrolio e turismo.

In ottobre vi sono state le elezioni regionali a Vienna, dove i socialisti filo europei sono scesi ai minimi storici dal dopoguerra (39%, -5% rispetto alle precedenti elezioni) ,mentre il partito di destra Fpoe (l'ex partito di Haider, morto in un incidente stradale) ha guadagnato il 6%. Anche nella felice Austria gli elettori premiano sempre più i partiti ostili all'Ue.

Sempre in ottobre vi sono state le elezioni in Polonia. Ha stravinto Jaros Kaczynski, leader del partito di destra anti-Ue (Pis). La premier designata Beata Szydlo sarà dunque in grado di formare un governo da sola, senza cercare alleati. È la prima volta che accade dal 1989. 

Le elezioni danno molto fastidio ai signori della burocrazia Ue, soprattutto quando il risultato non è favorevole ai loro piani. Ma devono fare la voce grossa, devono urlare sui media, perché la realtà è contro di loro e deve essere nascosta. E i popoli pure sono contro, e devono essere raggirati. Devono avere un forte mal di pancia, perché le crepe si moltiplicano. Ora pure l'Islanda va sempre meglio. Pil al +2%, ma disoccupazione in calo al 5%. Un sogno per noi italiani. 

Ma come ha fatto l'Islanda? Non era al collasso, dopo la crisi del 2008? E non doveva entrare di corsa nell'euro per ricevere il salvataggio dalla Bce? Niente di tutto questo. Nel 2007 il suo debito pubblico era al 25% del Pil, poi ha nazionalizzato le banche fallite e ha portato i conti correnti degli islandesi in nuove banche create apposta per salvare il risparmio della popolazione. Proprio così, il governo ha salvato i risparmi, esattamente il contrario di quanto fatto dal nostro governo con i risparmiatori delle banche fallite. E sono iniziati i processi contro i banchieri e gli speculatori. Nel frattempo ha bloccato il trasferimenti dei risparmi all'estero, per evitare la fuga dei capitali. Anche perché il debito è una cifra spaventosa, ben 50 miliardi di dollari. Trattandosi di un Paese con appena 300 mila abitanti, sarebbero circa 160 mila dollari a testa, dal neonato al pensionato ultracentenario. Una follia, al quale il popolo e il governo hanno detto no.


COMMENTI
24/01/2016 - logica elementare (z314 george)

il fatto che con l'euro, l'europa e quant'altro ci siano cose negative non implica in nessum modo che senza di esse le stesse cose negative non ci siano ugualmente. La storia recente ci dimostra anzi il contrario, lei si ricorderà (spero per lei) la situazione dell'italietta nel 1992... c'era la lira e c'era la sovranità monetaria (nessuno ci ha obbligato a fare alcunché)! PS la finanza alternativa, le monete alternative e cosivvia non sono mai "andate da nessuna parte" e continueranno a farlo! (bitcoin docet... evidentemente non a tutti)