BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA E POLITICA/ I 600 miliardi che mettono banche e Italia nei guai

Pubblicazione:

Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Questa convinzione che il debito pubblico italiano sia uno degli elementi più critici per la stabilità dell’area euro condiziona il rifiuto (o quanto meno il rinvio sine die) dell’assicurazione comune dei depositi bancari europei. L’obiettivo esplicito è far uscire i buoni del tesoro di un Paese dai bilanci delle banche di quello stesso Paese in modo che, all’arrivo di una crisi, diventi possibile ristrutturare il debito senza devastare le banche.

Se questo è lo scopo da raggiungere, appare chiaro perché l’intero sistema creditizio italiano sia finito nel mirino. Certo, alcune banche sono messe peggio di altre (si pensi a Mps), nessuna, però, è esente dal rischio debito sovrano. Ma le banche italiane possono davvero vendere in massa i Btp che hanno acquistato? Basti pensare a cosa è accaduto nel 2011 quando alcune grandi banche straniere (tra le quali Deutsche Bank) hanno cominciato a disfarsi di una piccola quantità di titoli italiani. Non esiste un mercato finanziario non bancario in grado di assorbire lo choc. Non c’è in Europa un mercato parallelo come quello per i titoli dei singoli stati americani. E non c’è nessuna forma di mutua garanzia. Dunque, sarebbe una catastrofe finanziaria per l’intera Ue.

Siamo in un circolo vizioso. Certo, l’Italia dovrebbe cominciare a ridurre il proprio debito pubblico, questo di per sé manderebbe un segnale positivo, ma l’unico modo di affrontare in modo radicale il problema dei debiti pubblici che minano l’euro è mettere in cantiere gli eurobond come aveva proposto nel 2008 lo stesso Jean-Claude Juncker insieme a Giulio Tremonti. Un’idea più attuale che mai, ma chiusa a chiave nei cassetti di Bruxelles.

Dunque, il governo italiano è solo davanti ai suoi problemi: un debito smisurato e in continua crescita, una ripresa anemica, un impatto finora deludente delle riforme strutturali, la sensazione di non avere più molte cartucce. Le uniche sparate, così, sono quelle verbali.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
25/01/2016 - il volume del debito e la quota microeconomica (antonio petrina)

Già il premio nobel italiano dell'economia prof Franco Modigliani nel 97 affermava che non è il volume del debito pubblico italiano che deve preoccupare bensì la quota di esso che non ripaga il servizio del debito (quota microeconomica)rispetto a quella che lo ripaga ( Modigliani,F.Padoa Schioppa, Sostenibilità e solvibilità del debito pubblico italiano,Il Mulino,1998)

 
25/01/2016 - ma come mai il debito peggiora? (Claudio Baleani)

Il debito pubblico italiano è un grave problema, come anche tutti gli altri debiti nazionali. Forse sbaglio, ma credo che il debito italiano peggiora perché le operazioni di maquillage dei governi precedenti sui bilanci sono venute allo scoperto, come verranno allo scoperto quelle che hanno fatto tutti i governi europei. Ecco la buona ragione per la BCE di comprare i titoli di stato. Ed ecco anche la buona ragione per tagliare le spese di 50 miliardi l'anno.