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FINANZA E POLITICA/ I 600 miliardi che mettono banche e Italia nei guai

Pubblicazione:lunedì 25 gennaio 2016

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

E alla fine anche il mite Pier Carlo Padoan ha perso la pazienza e l’ha persa addirittura nei confronti della Bce. Come dargli torto: per giorni i mercati hanno ballato e la speculazione ha attaccato i titoli delle banche italiane prima che Mario Draghi intervenisse a placare le acque spiegando che le indagini sono di routine. Dunque, parlare di “gestione poco accorta dell’informazione” da parte della vigilanza Ue, come ha fato Padoan, è un eufemismo. Ma attenzione, anche l’incidente di percorso della scorsa settimana va collegato a un ben più pericoloso giudizio sullo stato delle banche e dell’economia italiana in generale.

Non è un mistero infatti che molti in Europa, e tra questi soprattutto la Bundesbank che sulla Bce ha un’influenza tutt’altro che secondaria, ritengono che le banche italiane siano potenzialmente un pericolo per il sistema finanziario europeo, non tanto perché hanno poco capitale e troppi crediti a rischio (due problemi seri e da risolvere sia chiaro), ma soprattutto perché hanno in pancia troppi titoli di stato, i quali - a differenza da quel che si pensava un tempo - non sono affatto a rischio zero.

La Bce del resto ha già acceso un semaforo giallo più di un anno fa, nel frattempo le cose sono peggiorate. Le banche italiane hanno 200 miliardi di prestiti considerati inesigibili e oltre 400 miliardi di buoni del Tesoro. Hanno usato la liquidità della Bce per acquistare Btp il cui livello nei loro bilanci è triplicato dal 2008 in poi. E ciò ha spiazzato il credito alle famiglie e alle imprese, nonostante i depositi bancari siano continuati ad aumentare. Così, se anche nascesse una bad bank in grado di assorbire i crediti marci, i conti sarebbero impiombati dai titoli di stato.

Dunque, il problema primario è il debito pubblico. Lo è per le banche, lo è per la politica economica italiana e per la zona euro nel suo insieme. Il debito è troppo alto, continua a crescere, e la riduzione ipotizzata dal governo dipende da uno scenario che è peggiorato nettamente anche rispetto a quando è stata presentata la Legge di stabilità. I fattori esterni sono evidenti, ma anche i fattori interni cominciano a emergere in modo preoccupante. I conti pubblici, come ha scritto Luca Ricolfi su Il Sole 24 Ore, non vanno affatto bene: le entrate migliorano, ma peggiorano le uscite. Non c’è nessuna riduzione della spesa pubblica, la quale, anzi, continua a essere finanziata in deficit: “L’Italia non ha approfittato della ripresa per risanale il bilancio dello Stato, ma si chiede ai conti pubblici di sostenere la ripresa”.

Fino all’anno scorso, essendo in recessione, l’Italia ha usufruito di un periodo di transizione che ha reso meno cogenti gli impegni di riduzione del debito, ma la transizione è finita e non si può escludere che l’Ue apra una procedura d’infrazione. “La sfiducia nella capacità italiana di ridurre il rapporto tra debito pubblico e il Pil scoraggia il ricorso a pratiche di accentramento della politica economica e di condivisione dei rischi”, scrive un documento stilato da un gruppo di economisti, molti dei quali di scuola Banca d’Italia (Carlo Bastasin, Lorenzo Bini Smaghi, Franco Bruni, Marcello Messori, Stefano Micossi, Franco Passacantando, Fabrizio Saccomanni e Gianni Toniolo).


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COMMENTI
25/01/2016 - il volume del debito e la quota microeconomica (antonio petrina)

Già il premio nobel italiano dell'economia prof Franco Modigliani nel 97 affermava che non è il volume del debito pubblico italiano che deve preoccupare bensì la quota di esso che non ripaga il servizio del debito (quota microeconomica)rispetto a quella che lo ripaga ( Modigliani,F.Padoa Schioppa, Sostenibilità e solvibilità del debito pubblico italiano,Il Mulino,1998)

 
25/01/2016 - ma come mai il debito peggiora? (Claudio Baleani)

Il debito pubblico italiano è un grave problema, come anche tutti gli altri debiti nazionali. Forse sbaglio, ma credo che il debito italiano peggiora perché le operazioni di maquillage dei governi precedenti sui bilanci sono venute allo scoperto, come verranno allo scoperto quelle che hanno fatto tutti i governi europei. Ecco la buona ragione per la BCE di comprare i titoli di stato. Ed ecco anche la buona ragione per tagliare le spese di 50 miliardi l'anno.