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FINANZA E POLITICA/ Italia, l’attacco possibile “nonostante” Draghi

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Ne avevamo tanto più titolo in quanto il sistema bancario italiano è afflitto da scarsi margini di profitto, oberato da oltre 200 miliardi di sofferenze e con il divieto di costituire una bad bank assistita dalla garanzia dello Stato, in un contesto in cui il bail-in non consente più aiuti pubblici se non dopo che azionisti, obbligazionisti e depositanti per l’importo superiore a 100 mila euro ci abbiano messo del loro per risanare i conti dopo la decisione di procedere alla risoluzione della banca.

Avremmo dovuto anche e soprattutto perché le banche italiane non hanno solamente concesso prestiti agli “amici degli amici” con istruttorie pilotate, ma hanno soprattutto acquistato titoli di Stato. In breve, se saltano grandi banche, subisce un bel capitombolo il debito pubblico e l’Italia si trova costretta a negoziare l’insolvenza oppure a mendicare aiuti europei e avere la politica economica commissariata, mentre le stelle stanno a guardare.

Non credo che si sia afferrata la gravità del pericolo. Il resto del mondo, soprattutto il resto d’Europa, sa che il nostro debito pubblico viaggia verso il 140% del Pil - livello non sostenibile se l’economia cresce rasoterra. Il resto del mondo è ben consapevole che i programmi di governo non ne contemplano che un ridimensionamento minimale. Il resto del mondo è anche cosciente che uno scontro aperto tra Ue e Italia sul debito sarebbe visto come un attacco politico. Pochi iper-ottimisti pensano che rispetteremo l’impegno assunto con la ratifica a tempo di razzo del Fiscal compact di giungere al pareggio di bilancio (già rinviato da due anni) dal prossimo esercizio di bilancio (ossia quello del 2017) e di effettuare una drastica riduzione del debito pubblico di almeno un 20esimo l’anno per passare dall’oltre 130% del Pil al 60%.

Data l’elevata pressione tributaria (gli italiani lavorano per pagare il fisco sino al 20 giugno di ogni anno), è difficile ipotizzare aumenti ulteriori di tasse e imposte, quindi il Fiscal compact comporta una drastica riduzione della spesa, meglio se dopo una rigorosa revisione. Ma nominiamo e cacciamo con facilità, e speditezza, i “commissari” a tale revisione.

Questi elementi spiegano perché le nostre banche siano sotto attacco. Un attacco alle banche è (non molti ne sono consapevoli) un attacco al Tesoro (i cui titoli riempiono i loro attivi).

Negli ultimi giorni la tempesta si è calmierata quando, dopo la sessione del Consiglio della Banca centrale europea, il suo Presidente ha annunciato nuove misure stimolative da marzo. La stampa (e non solo) ha intonato coretti a Cappella a San Mario Draghi analoghi a quelli che si cantano a Napoli in onore di San Gennaro. “Felice il Paese che non ha bisogno di eroi”. Diceva il Galileo di “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht. Mentre le stelle stanno a guardare.

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COMMENTI
25/01/2016 - Questo è il renzismo (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi? Questo è il renzismo bellezza!