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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Italia, l’attacco possibile “nonostante” Draghi

L’Italia sembra aver scampato un pericolo la scorsa settimana. Per GIUSEPPE PENNISI, però, i rischi sono ancora presenti. Un attacco all’Italia, via banche, è ancora possibile

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Chi si ricorda ancora del romanzo di Archibald Joseph Cronin “E le stelle stanno a guardare” del lontano 1935? Descriveva i cambiamenti della società di un paesotto del bacino carbonifero del Nord della Gran Bretagna nel periodo tra l’inizio del secolo scorso e la fine della Prima guerra mondiale. Ne sono stati tratti due film e due romanzi televisivi (quello inglese di ben 16 puntate). Mi è tornato in mente leggendo le analisi delle turbolenze sui mercati della settimana scorsa.

La più curiosa è quella di un noto economista e fisico russo, Vladimir Aleveevich Belkin, autorevole componente dell’Accademia delle Scienze. L’analisi è pubblicata nell’ultimo numero nella rivista scientifica “Chelyabinsk humanities”. Belkin è da tenersi in considerazione perché predisse, con anni di anticipo, sia la crisi del 2008 che quella del 2014. Ora ne vede una nel 2023-24, ma non necessariamente collegata con le Olimpiadi a Roma (sempre che vadano in porto). Belkin crede che le stelle siano un potente ausilio ai modelli econometrici. Coniugando econometria con astrofisica è il padre di quella che lui chiama “eliobiologia”. Ha ricostruito la storia economica dal 1867 al 2014 in base ai movimenti solari e individuato una forte correlazione tra detti movimenti e la tempistica delle crisi economiche. Quindi le stelle non stanno a guardare, ma incidono, a suo avviso, su economia e finanza.

Con grande rispetto per Belkin e la “eliobiologia”, la mia cultura illuministica mi fa più credere nella frase dello shakespeariano Cassio a Bruto: “L’errore, caro Bruto, non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi”. Quindi, le determinanti e le soluzioni delle crisi non dipendono dagli astri, ma da ciò che facciamo noi, uomini e donne.

La crisi aggravatasi nelle ultime settimane, e in parte sanata o almeno calmierata alla vigilia del fine settimana, ha numerose determinanti, tutte derivanti delle politiche pensate e attuate da uomini e da donne. Molte di queste determinanti vengono doppiamente da lontano - le politiche a lungo termine della seconda potenza mondiale (la Cina) e i nodi in cui si sono avviluppate e che incidono sul tasso di cambio e, quindi, sui flussi e sui deflussi di capitale. Noi europei possiamo farci poco o nulla. Possiamo fare molto poco su altre determinanti che vengono da lontano: il difficile aggiustamento economico dell’America Latina (analizzato la scorsa settimana su queste pagine) e le tensioni inerenti alla campagna elettorale negli Usa (alcuni dei cui temi, ad esempio quelli della regolazione dei mercati finanziari, pur ci toccano da vicino).

Ci sono, però, determinanti europee e italiane su cui, volendo, possiamo incidere più o meno direttamente. Tra quelle europee, la maggiore è l’incompiutezza della “unione bancaria” e il modo tra il goffo e l’inconsapevole con cui abbiamo accettato il regolamento sul bail-in . Siamo lo Stato il cui Parlamento ha più velocemente ratificato il pertinente accordo inter-governativo anche se, accantonata la garanzia europea sui depositi in conto corrente, l’unione bancaria è diventata un instabile sgabello a due gambe invece che un saldo sgabello a tre gambe. Avremmo potuto negoziare un rinvio del regolamento bail-in sino al completamento dell’unione bancaria. Invece, abbiamo preferito mostrare i muscoli e perder tempo (e faccia) in liti da cortile.


COMMENTI
25/01/2016 - Questo è il renzismo (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi? Questo è il renzismo bellezza!