BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ I "bastoni tra le ruote" per Padoan e la bad bank

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Pensavo, come voi, si trattasse soprattutto di piccole e medie aziende, la spina dorsale dell’economia italiana ma anche quelle che patiscono maggiormente gli shock a livello di capitale e finanziamento, soprattutto poi se hanno la disgrazia di lavorare con la Pubblica amministrazione e magari vantano crediti da anni. E invece no e ce lo dice l’ottimo report preparato dal Centro studi di Unimpresa, dal quale scopriamo che le sofferenze delle banche sono legate ai grandi prestiti non rimborsati: il 70% dei finanziamenti non ripagati da famiglie e imprese si riferisce, infatti, a crediti superiori a 500mila euro. Sul totale delle sofferenze pari a 201,1 miliardi di euro, 141,4 miliardi sono relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di euro erogati ad appena 32.608 soggetti, il 2,63% dei clienti “problematici” degli istituti; 25,5 miliardi di sofferenze sono a carico di soli 579 soggetti, lo 0,05% del totale. Sempre stando al rapporto intitolato “Sofferenze bancarie divise per dimensione dei prestiti”, sul 97% dei clienti (più di 1 milione di soggetti), che hanno prestiti da 250 euro a 500mila euro, pesa solo il 29% delle sofferenze (52 miliardi).

Stando all’analisi dell’associazione, basata su dati della Banca d’Italia aggiornati a novembre 2015, il 70,35% delle sofferenze delle banche, cioè 141,4 miliardi su 201,1 miliardi complessivi, è relativo a finanziamenti superiori a 500mila euro. Ad appena il 2,63% dei clienti (32.608 soggetti, sia imprese sia famiglie, su un totale di 1.240.410 clienti problematici) è riconducibile il 70,35% delle sofferenze bancarie (141,4 miliardi). Insomma, in un Paese di oltre 60 milioni di abitanti e in un’economia basata sulle Pmi, appena 32mila soggetti fanno capo a una montagna di 141 miliardi di sofferenze. Non vi viene il dubbio che ci siano molti prestiti e fidi allegri verso amici degli amici? Non vi fa un filino saltare i nervi il fatto che non stiamo parlando di piccoli e medi imprenditori che si svenano per pagare stipendi, tasse e onorare i debiti, ma di soggetti che godono di prestiti molto ingenti in un periodo in cui i rubinetti bancari sono chiusi o aperti con il contagocce? Non è questo verso il vero, enorme problema e il più inaccettabile dei conflitti di interesse del sistema bancario italiano, quello solido a detta di Padoan?

E poi, facciamo due conti su questa benedetta bad bank. Anzi, vediamo i conti di Credit Suisse, la quale la scorsa settimana ha reso noto il suo piano di simulazione, dal titolo quasi poetico di “Pensieri sulla bad bank italiana”. E cosa si legge nel report? Che la nuova proposta del governo Renzi prevede la creazione di tante piccole bad banks, veicoli speciali destinati a gestire le cartolarizzazioni: emissioni di bond con sottostante i crediti in sofferenza. Lo schema di lavoro dovrebbe essere il seguente: junior bond per il 20-30% dell’ammontare totale e senior bond per la rimanente parte, questi ultimi, che sono più sicuri rispetto ai junior, saranno garantiti dallo Stato italiano, con un costo per le banche che dovrebbe attestarsi intorno a 100 punti base. Bene, ma quale sarà il potenziale impatto finanziario della bad bank? «L’agenzia Reuters ha riportato che il prezzo di cessione dei crediti in sofferenza sarà pari a circa il 20-30% del loro valore nominale. Ciò a fronte di livelli di copertura medi del 56,5% per i prestiti in sofferenza del settore: 40-50% per le piccole banche italiane e 60-65% per Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mps», sottolineano gli analisti dell’istituto elvetico.