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SPY FINANZA/ I "bastoni tra le ruote" per Padoan e la bad bank

Pubblicazione:lunedì 25 gennaio 2016

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Ci siamo. Stando a quanto dichiarato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, questa settimana il governo introdurrà misure per favorire la cessione dei crediti deteriorati delle banche italiane. Insomma, al Consiglio dei ministri ci sarà un insieme di misure relative al sistema bancario che dovrebbero comprendere un’autoriforma del credito cooperativo. E l’Europa, cosa dice? Stando al portavoce dell’Antitrust europeo, domani a Bruxelles la commissaria alla Concorrenza, Margarethe Vestager, incontrerà proprio il nostro ministro dell’Economia per discutere l’accordo sulle misure per gestire i crediti in sofferenza, l’ormai mitica bad bank. Stando alle fonti dell’Ue, il nodo non sarebbe rappresentato dai prezzi ai quali verrebbero ceduti questi crediti deteriorati, ma sul come le garanzie pubbliche a queste operazioni verrebbero concesse a «condizioni di mercato». Punto su cui «non si può dire niente», ha replicato Padoan a una domanda sulle indiscrezioni stando alle quali l’Ue, nel negoziato sulla “bad bank leggera” italiana, abbia fissato una soglia di 40 miliardi sulle garanzie ai crediti in sofferenza.

La proposta italiana, infatti, non è uno schema tradizionale di bad bank, ma una sorta di “ombrello” statale che si apre sui non performing loans per facilitarne lo smaltimento, per questo l’Antitrust europeo vuole essere sicuro che il prezzo delle garanzie rispecchi il prezzo di mercato, cioè le banche che acquisteranno i non performing loans devono pagare lo stesso prezzo che applicherebbe un altro attore sul mercato.

Fin qui la cronaca, poi però tocca prendere atto della realtà. Anzi, di alcune realtà. La prima, Padoan sa che qualcuno vuole farlo fuori politicamente. Lo si evince dalle ultime dichiarazioni rilasciate a Davos prima di tornare in patria. Parlando alla conferenza stampa di chiusura del World Economic Forum ha infatti ribadito che il sistema bancario italiano «è solido» e che i fondamentali sono più forti di quanto pensi il mercato, tanto che sul crollo dei titoli delle banche italiane ha pesato una «gestione della comunicazione poco accorta da parte della vigilanza Bce». Poi, la perla: a proposito delle perdite arrivate al 50% su alcuni titoli, Padoan ha spiegato che a causa di quell’errore «c’è stata una redistribuzione della ricchezza». Padoan sa che non mangerà la colomba come ministro, anche perché il suo profilo politico è quello perfetto da capro espiatorio di una situazione esplosiva, sembra tratteggiato dalla penna di Pennac. Padoan, di fatto, è stato lasciato solo dal governo, Matteo Renzi cerca sempre meno di accostare il proprio nome a quello del ministro e gioca una partita in solitaria: non a caso, l’unico uomo che ha citato come sorta di salvatore della situazione è stato l’onnipotente Mario Draghi, ovvero parte di quell’establishment europeo che Padoan cerca di incolpare per le montagne russe della scorsa settimana. E lo stesso Draghi che, intervistato a Davos dal direttore del Financial Times, ha di fatto detto che le autorità italiane non hanno capito quanto scritto sull’informativa relativa alle sofferenze, scatenando esse stesse il panico e versando sangue in un tratto di mercato dove gli squali si annidano da sempre.

Classico esempio di scaricabarile, qualcuno ne uscirà a pezzi: e l’unica certezza è che non sarà Draghi. Ma ci sono cose che non vi dicono sulle banche italiane e che invece sono molto interessanti per capire come il cosiddetto “capitalismo di relazione” o crony capitalism in inglese sia il cancro che sta divorando da decenni il sistema economico di questo Paese irriformabile. Ricorderete come vi abbia detto che prima della crisi Lehman il livello delle sofferenze delle banche italiane fosse a 41 miliardi contro i 200 (incagli esclusi) di oggi, un aumento che è abbastanza “naturale” in un contesto di recessione che vede le aziende e le famiglie patire la crisi e quindi aumentare la loro incapacità di onorare il debito contratto.


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