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SPY BANCHE/ I "nemici" (italiani) della bad bank

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"Debitore di riferimento" fu una definizione coniata da Sergio Siglienti, già amministratore delegato della Comit, per descrivere il malcostume con cui Enrico Cuccia, a Mediobanca, aveva per decenni sostenuto il suo potere, creando un "mostro" finanziario com'è stato Salvatore Ligresti. Ma anche Calvi, all'Ambrosiano, aveva adottato questa stessa tecnica, e molto spesso il malcostume si è ripetuto: dalla Banca popolare di Novara di Piero Bongianino alla Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani - due fallimenti - alla Popolare Antonveneta di Pontello e Cirla, che sarebbe fallita se non fosse stata acquisita dal Montepaschi (scampato fortunosamente a un crac causato anche a causa dell'incauta acquisizione), fino alla Popolare di Vicenza di Zonin o alla Veneto Banca di Consoli, due banche in grandi difficoltà, la vicinanza tra i vertici degli istituti e i loro debitori di riferimento ha causato gravi danni.

Non c'è dubbio, insomma, che la benevolenza con cui, di fatto, i banchieri hanno trattato i grandi clienti è stata infinitamente maggiore di quella riservata ai piccoli. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. È ingenuo sperare che, dopo aver sistemato i buchi di oggi nei loro bilanci con la nascente bad bank, i mediocri e intrallazzati banchieri italiani cambino atteggiamento anziché continuare in quello, sbagliatissimo, di sempre?



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