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SPY FINANZA/ Da Mps a Unicredit, così si sposta il "mirino" dei mercati

Pubblicazione:martedì 26 gennaio 2016

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Questo governo non si rende conto di una cosa: il problema non sono tanto i soldi che Etruria e soci hanno fregato alla gente (almeno a quella inconsapevole di ciò che firmava), quanto la distruzione della fiducia in quelle banche. Ad Arezzo come a Siena, la gente i soldi a quelle banche non li affiderà mai più, nemmeno se arriverà Warren Buffett a comprarle. Sono disastri simili che rendono possibile il -4% di ieri di Unicredit, non tanto le baruffe tra Renzi e l'Ue o le difese da ultima speranza di Padoan a Davos: i bilanci si possono riconsolidare, la fiducia no. 

Vi faccio questo ragionamento per una ragione chiara: il paradosso italiano della fiducia scomparsa nelle banche è paradigmatico dell'intero sistema finanziario rispetto all'operato delle Banche centrali, le quali come tante Renzi hanno sparso per il mondo ottimismo ebete per oltre tre anni e ora si trovano chiuse nell'angolo a cercare di negare una realtà che ormai è sotto gli occhi di tutti. 

Guardate il grafico a fondo pagina, è l'unico che davvero conta per capire dove siamo e cosa sta succedendo. Ci mostra i flussi monetari delle varie Banche centrali al mondo divise per colori come da legenda ed è intuitivo il loro movimento al di sopra e al di sotto della linea di demarcazione zero: c'è chi stampa e chi brucia riserve. Come vedete, il tratteggio verde riferito ai mercati emergenti è passato da una fase enormemente espansiva a una - quella attuale - di contrazione, siamo passati dalla logica del Quantitative easing a quella del Quantitative tightening. È questa l'unica dinamica da capire, l'unica dinamo che conta e che spiega tutto: il flusso ininterrotto di denaro fresco che ha inondato i mercati finanziari non solo sta diminuendo ma si sta invertendo. 

È esattamente quanto accaduto a Lehman Brothers con le sue cartolarizzazioni allegre ma su scala mondiale: la banca d'affari Usa mise a bilancio assets con un VaR totalmente errato rispetto all'andamento storico e alle condizioni presenti e quando le valutazioni cominciarono ad andare in senso opposto, bastò un weekend per abbattere l'intero castello di carta. Perché ora questa volatilità? Semplice, perché come ci mostra il grafico, attualmente sono tre i soggetti che operano: la Bank of Japan che ormai è arrivata al parossismo del ridicolo operativo e tra poco sarà affrontata a viso aperto dal mercato, la Bce che compra bond tanto per tenere bassi gli spread e la Banca centrale svizzera, molto attiva ma di dimensioni limitate e che inanella perdite record sulle equities da almeno tre trimestri. È venuta però a mancare mamma Fed, ovvero il motore immobile dei corsi allegri e rialzisti di questi ultimi quattro anni: sarà un caso se negli ultimi sette mesi è stata bruciata la metà del valore dimarket cap azionario creato in quattro anni? 

No, il mercato sta prezzando l'assenza dell'ossigeno: o si continua a stampare all'infinito e in grande stile o viene giù tutto, è inevitabile. Perché? Perché l'attuale ritmo e volume di stampa di denaro non basta a sostenere il ritmo di creazione di nuovo debito che deve obbligatoriamente trovare un compratore. Non è libero mercato, è debito spacciato per crescita. Può resistere un sistema così? Solo se ha dalla sua due componenti fondamentali: l'operatività delle Banche centrali e la fiducia del mercato. Bene, ora la prima è limitata e la seconda compromessa. 

 


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COMMENTI
26/01/2016 - Crisi irreversibile (Renato Mazzieri)

Solo un'effettiva ridistribuzione della ricchezza ed uno spostamento di reddito dal capitale al lavoro potrebbero forse evitare il definitivo collasso strutturale del sistema economico. Altrimenti, è solo questione di tempo.