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SPY FINANZA/ Da Mps a Unicredit, così si sposta il "mirino" dei mercati

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Non so se valga più la pena di indignarsi e di cercare ogni giorno di raccontare la realtà per quella che è e non per quella che ci vogliono propinare. E il mio non è un esercizio retorico, sono davvero stanco. Stanco perché un Paese dove la Rai dedica una trasmissione di informazione a un'intervista con l'amichetto finanziere di Renzi, Davide Serra, è morto: non è malato, è morto. Non stupitevi quindi se ieri le banche italiane sono tornate a fibrillare in Borsa, nonostante l'ennesima supercazzola di Mario Draghi giovedì scorso: i mercati possono essere spietati, ma non sono stupidi. Se attaccano, difficilmente sbagliano preda. 

Come mai si decise di mettere nel mirino un gigante come Enron, a vostro modo di vedere? Perché si sapeva che aveva i piedi d'argilla: finché ha fatto comodo e garantito guadagni ne si tessevano le lodi, quando si è capito che i giorni erano contati e che andare al ribasso era più remunerativo che sostenere, lo si è schiantato. I mercati non hanno sentimenti: e, infatti, in 24 giorni precisi Enron è fallita. E Lehman Brothers? Perché David Einhorn ha deciso di andare short sul titolo di un big di Wall Street? Era pazzo e gli è andata bene? No, semplicemente ha avuto coraggio e ha scommesso non sulla solidità patrimoniale dell'azienda, ma sul fatto che la si sarebbe lasciata fallire: e ha vinto. Questo non significa che abbiamo in casa delle potenziali Lehman - quella ce l'hanno i tedeschi con Deutsche Bank -, ma semplicemente che per quanto Renzi gironzoli i vari talk-show con il suo sorriso da ottimista in paresi a raccontare un Paese che non esiste se non nei suoi dialoghi con la Boschi, il mondo sta andando in una direzione opposta. 

Vorrei che metteste un attimo in prospettiva quanto è accaduto giovedì scorso: Mario Draghi non ha detto che la Bce farà qualcosa, ha detto che la Bce può fare tutto. Di fatto, ha lanciato la versione 2.0 del whatever it takes che già una volta salvò l'Ue sulla soglia di implodere per la crisi del debito sovrano. Durata del placebo? Due giorni scarsi. Certo, se vi fate spaventare solo dai crolli oltre il 3%, la giornata di ieri è stata la classica tempesta in un bicchiere d'acqua, ma il diavolo è nei dettagli: come mai Mpscontinuava la sua ripresa e Unicredit, la principale banca del Paese, veniva addirittura sospesa per eccesso di ribasso? I conti di Siena sono a posto e quelli di Unicredit no? Il mercato sta facendo pagare a Ghizzoni la scelta del buyback di obbligazioni subordinate, operazione letta questa volta come sintomo di paura e non di solidità della banca (la quale, se ricompra, è perché ha i soldi per farlo)? Come può Mps essere stata carta igienica fino a mercoledì e diventare oro da giovedì in poi? 

Direte voi, la bad bank. Certo, ma dopo la bad bank arriveranno con ogni probabilità i compratori, Bnp Paribas o Santander, quest'ultima la stessa banca che ha venduto all'istituto senese quell'Antonveneta pagata come fosse Goldman Sachs e che ha dato il colpo di grazia all'istituto di Rocca Salimbeni. Certo, dal punto di vista meramente speculativo un take over estero vale una posizione lunga sul titolo, ma siamo sicuri che le fughe di capitali siano davvero limitate come dice l'ad Viola? E se quando mai dovessero arrivare davvero gli stranieri per compiere la due diligence ci si rendesse conto che gli outflows di correntisti sono stati ben più ampi, quanto pensate che siano pronti a pagare per rilevare una banca di fatto decotta e sportelli che languono di correntisti? 


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COMMENTI
26/01/2016 - Crisi irreversibile (Renato Mazzieri)

Solo un'effettiva ridistribuzione della ricchezza ed uno spostamento di reddito dal capitale al lavoro potrebbero forse evitare il definitivo collasso strutturale del sistema economico. Altrimenti, è solo questione di tempo.