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Economia e Finanza

SPILLO/ La mossa del cavallo di Renzi sulle banche sgambettate da Fitch

La bad bank italiana viene bocciata da Fitch e dai mercati: Renzi rinvia in extremis il Cdm della "svolta" bancaria, ma deve risolvere in fretta l'emergenza Mps. GIANNI CREDIT

Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco (Infophoto)Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco (Infophoto)

Questa volta non è stata la major Standard & Poor’s, ma Fitch: la più piccola delle tre agenzie globali di rating. E nel mirino non è finito - come ai inizio estate 2011 - il merito di credito della Repubblica italiana, ma un singolo evento: l’accordo fra Ue e ministero dell’Economia italiano sulle garanzie pubbliche agli eventuali veicoli di cartolarizzazione dei crediti difficili delle banche italiane. Fitch - con una breve nota ieri in apertura della giornata di Borsa - ha espresso un sostanziale scetticismo sulla reale utilità del progetto di bad bank per lo smaltimento di 200 miliardi di sofferenze che gravano sul sistema creditizio italiano.

Ma tanto è bastato per provocare un’altra valanga di vendite sui titoli del settore, nessuno risparmiato: il pericolante Mps (di nuovo nella tempesta) e Intesa Sanpaolo, considerata di questi tempi la più solida banca italiana; il capofila UniCredit - che ieri ha toccato i suoi minimi da un anno, quasi dimezzando il valore rispetto ai massimi; le Popolari in corteggiamento incrociato (Bpm, Ubi, Banco Popolare). Sospensioni a raffica, perdite finali fra il 5 e il 10 per cento. E tutto questo appena una settimana dopo che Mario Draghi aveva gettato sul tavolo Bce una parte della sua credibilità per frenare il panico attorno alle banche italiane.

Lo stesso premier Matteo Renzi deve aver subodorato qualcosa - o è stato informato da qualcuno, magari da Londra - se l’altra sera ha cancellato in fretta e furia l’agenda bancaria del Consiglio dei ministri di ieri. Un passo che era stato lungamente annunciato e avrebbe dovuto segnare “la Svolta” renziana in campo bancario: a partire dall’attesissima riforma del Credito cooperativo. Ma già mercoledì il rischio di una nuova doccia gelida dei mercati era palpabile e avrebbe certamente rovinato un’eventuale conferenza stampa: che si profilava delicata anche dopo le mozioni di sfiducia respinte al Senato sul caso Banca Etruria. La sfiducia di MS5 sul presunto conflitto d’interesse del premier e del ministro Boschi è stata respinta, quella dei mercati sul sostanziale insuccesso politico della missione del ministro Padoan a Bruxelles invece ha colpito durissimo.

La “mossa del cavallo” di Renzi ha avuto d'altronde motivazioni più strutturali. Una vera “Svolta” sullo scacchiere bancario non può prescindere dall’annuncio di un’importante operazione di consolidamento, anzi: dalla messa in sicurezza di Mps, un focolaio di crisi perennemente acceso, che l’intero sistema-Italia non si può più permettere. Un'emergenza che comincia a mostrare qualche sintomo di deflusso di depositi. Un’emergenza, quindi, che sia Draghi che Renzi vogliono risolvere in fretta e che il governo sembra anzi aver deciso di risolvere direttamente: aprendo una situation room al Tesoro, a costo di marginalizzare un po' la Banca d’Italia.