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FINANZA E POLITICA/ I "calcoli" dietro lo scontro Renzi-Ue

Pubblicazione:domenica 3 gennaio 2016

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La domanda è sempre la stessa. Dov'è il progetto politico da dibattere nelle istanze democratiche? A nessuno in Europa nel 1952 era neanche lontanamente venuto in mente di costituire (sulla traccia istituzionale della Ceca) una Comunità della difesa (la Ced), senza collegarla alla nascita di una più ampia comunità politica, la Cpe, il cui trattato sarebbe dovuto entrare in vigore dopo la ratifica della stessa Ced, data al tempo per scontata. Qui veramente il tipico procedere della dinamica integrativa "funzionalista" (dei piccoli passi verso una meta non dichiarata), che da sempre spinge in avanti la barca europea, tocca l'apice della sua conclamata inadeguatezza, con risultati paradossali. Solo soggetti che hanno perso ogni contatto con la realtà possono pensare di affrontare l'estremo baluardo della sovranità statale, lo ius ad bellum, o anche la sola limitazione del principio, con le devastanti e definitive implicazioni costituzionali che ne derivano negli Stati membri, con uno studio per iniziati. Senza inserirlo in un più ampio quadro politico-sistemico e, soprattutto, senza l'apertura di un cantiere federale in cui coinvolgere opinioni pubbliche e parlamenti dei popoli partecipanti. 

E qual è in relazione all'euro, un unicum nella storia che non ha mai visto sopravvivere a lungo monete senza Stato, il disegno organico per il futuro? Qui l'unico "progetto" inteso "a mettere in sicurezza l'unione economica e monetaria" è quello varato a giugno scorso dai cinque presidenti (della Bce, del Consiglio europeo, del Parlamento, della Commissione e dell'Eurogruppo) che ha mosso i suoi primi passi con estrema difficoltà già nella prima fase della sua road map che deve portare a completare l'Unione bancaria entro il 2017. Germania permettendo. Privo di ogni ambizione politica e comunicativa, anche per la sua origine istituzionale, esso si muove nella stessa logica "normativa" dei trattati in vigore e di continuità dell'evoluzione europea. Tappe progressive verso una meta sconosciuta o che non si ha il coraggio di dichiarare. 

Unico argomento politico ossessivamente ripetuto, non solo dalla burocrazia europea, ma dagli stessi governi nazionali, ad esempio dal primo ministro francese alle scorse elezioni amministrative, l'imminente arrivo dei barbari e di un'epoca di oscurità e miseria. Di solito accompagnato dalla taumaturgica formula che non può che dissolvere ogni preoccupazione nelle masse: "Per uscire dalla crisi serve più Europa". Il dubbio che di questi tempi si possa essere seppelliti da un corale "no grazie" tendenzialmente non li turba. 

È in questo quadro desolante che il nostro Presidente del Consiglio nella sua conferenza stampa di fine anno ha confermato la linea dello scontro con l'Europa, non solo sui fronti noti della politica economica, del sistema bancario, dell'energia e dell'emigrazione, ma criticandone in radice la sua stessa direzione di marcia e gli attuali assetti di potere. 


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