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FINANZA E POLITICA/ I "calcoli" dietro lo scontro Renzi-Ue

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Dovrà però mettersi in fila il Premier,la coda dei barbari alle porte è lunga. Perché la linea tra un barbaro e un lucido riformatore che sferza il torpore di Bruxelles e Berlino, tra un Alexander Hamilton e un Matteo Salvini, è più sottile di quanto si possa credere. E non passa per il semplice dire che quest'Europa non ci piace. Che manca di una "mission". Che un Paese non può decidere per gli altri. Non passa per slogan anti-austerity di cui sono tutti capaci. Per distinguersi dai barbari occorre proporre un'alternativa compiuta. Un progetto organico di riforma dell'Unione. 

Che Europa vuole il Premier italiano? Con chi la vuole fare? Vuole un'Europa federale? Ha qualche idea migliore di quelle (poche) che circolano per costruirla? Ha una strategia per arginare la profonda mancanza di fiducia tra europei, oggi il primo motore della disgregazione? O tutto quel tintinnare di spade altro non è, a tener buona l'intervista del Ministro Padoan al Foglio, notoriamente più sobrio nell'argomentare, una forma di negoziato su questioni molto concrete che poco hanno a che fare con l'Europa del futuro? 

Diceva Padoan, "se in Europa prevalesse un atteggiamento a trazione tedesca sul rischio bancario, sui titoli di stato, sulla flessibilità fiscale e sull'energia, allora l'Italia subirebbe una perdita secca. È un calcolo semplice da fare". "Per questo", pragmaticamente concludeva, "la cancelliera Angela Merkel dovrà accettare compromessi". E per questo, non per altro, che il nostro capo del governo volerà in Germania. 

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