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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il piano per "salvare" l'Italia (e Renzi)

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Su questo il governo Renzi non ha fatto abbastanza. Ha aumentato la spesa in deficit, ma in ogni caso la coperta è troppo corta. Il ministro Delrio sostiene che il rilancio delle infrastrutture farà da volano, però le opere pubbliche in Italia hanno smesso di essere un traino dello sviluppo almeno dagli anni Novanta, anzi si sono rivelate una fonte di pasticci, di guai, di inefficienze. Dunque, lo scetticismo è d’obbligo. Si possono aumentare le ricorse magari intensificando la lotta all’evasione fiscale. Però il dubbio riguarda proprio la capacità della spesa pubblica italiana di generare oggi crescita e lavoro.

E allora? Sembra chiaro che la via maestra resta quella fiscale. Gli 80 euro sembravano un inizio, sia pur modesto, nel senso giusto. Invece, non si è andati avanti nella stessa direzione, riducendo il peso fiscale e contributivo che grava sul lavoro, causa diretta della scarsa creazione di nuovi occupati. Lo sconto sui nuovi assunti all’inizio ha funzionato, però si spegne a mano a mano che il vantaggio si riduce e si avvicina la sua scadenza. È arrivata la riduzione dell’imposta sulla prima casa, misura molto popolare a giudicare da quanto era impopolare la tassa, ma l’effetto lo vedremo a fine 2016. Intanto tra novembre e dicembre s’è abbattuta una gragnuola di tasse. E il nuovo anno si apre con una pioggia di aumenti tariffari, dalla scala mobile per le autostrade al rincaro dei biglietti sul Roma-Milano, entrambi discutibili se non proprio ingiustificati. Tutto ciò non favorisce certo un miglioramento delle aspettative dei contribuenti.

C’è poi la grande incognita degli investimenti privati. In Italia continuano a ristagnare e questa è la causa prima della scarsa crescita. Incertezza, paura del futuro accresciuta dalla minaccia del terrorismo islamico, molti sono i fattori che bloccano gli investitori. A cominciare dalla paralisi bancaria: la moneta stampata dalla Bce è finita solo in piccola parte nel circuito creditizio perché le banche italiane sono malate, le piccole colpite dalla crisi e da una gestione clientelare, le grandi ancora fragili dal lato del capitale.

Su fisco, investimenti e credito il governo si è mosso per tamponare le emergenze (vedi il salvataggio delle quattro banche del centro Italia), ma senza una vera strategia. A questo punto, potrebbe chiamare i principali soggetti economici a palazzo Chigi per un tavolo della ripresa economica, mettendo industriali, banchieri, sindacati, commercianti davanti a un progetto di rilancio dell’Italia. È un gesto, non ha alcun potere salvifico, non è che adesso vogliamo riesumare la pianificazione che giace nella sua tomba. Ma i gesti contano per influenzare la psicologia di massa.

Un colpo d’ala a questo punto diventa necessario. Renzi ha esaurito la spinta propulsiva, adesso ha bisogno di ripartire e ripartire bene.

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