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SPY FINANZA/ "L'azzardo" della Banca centrale giapponese

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Come vi ho anticipato, la gran parte degli investitori si attendeva mosse espansive da parte della Boj, sia in relazione a un peggioramento dello scenario delle aspettative di inflazione, sia perché la Banca centrale europea ha segnalato un orientamento possibilista verso un ulteriore allentamento della sua politica monetaria. Tutto rinviato a primavera? Non penso e per una ragione semplice: la mossa di Tokyo rappresenta la disperazione più totale. La Boj non ha aumentato il piano di acquisti non perché non volesse, ma perché l'unica alternativa possibile, dopo aver acquistato quasi il 60% dell'intero mercato Etf, era quella di comprare direttamente titoli azionari di grandi aziende del Paese, una mossa dal duplice effetto: stimolare attraverso l'easing e, di fatto, operare potere di ricatto sui consigli di amministrazione, gli stessi che si rifiutano di alzare i salari ai dipendenti nelle contrattazioni attese per aprile, bloccando quindi lo stimolo di potere d'acquisto che faciliterebbe i consumi e stimolerebbe l'inflazione. Ma sanno che una mossa simile è davvero la last resort, il Rubicone varcato il quale non c'è davvero più ritorno. Meglio, quindi, una mossa intermedia, la quale però, schiacciando al ribasso le quotazioni dello yen, rinfocola ulteriormente la guerra valutaria già in atto: per tamponare quanto deciso dalla Boj, di fatto, la Bce dovrà portare i suoi tassi in negativo dello 0,4% ed entro marzo. 

Parlavamo prima, inoltre, dei dati macro usciti proprio ieri e che hanno inviato scossoni all'indice Nikkei: l'inflazione in Giappone resta vicina allo zero, con i prezzi al consumo core (che includono quelli dell'energia ma escludono gli alimentari freschi) che a dicembre sono saliti solo dello 0,1% su base annua, in linea con il mese precedente. La spesa delle famiglie a dicembre è scesa al ritmo più veloce da quasi un anno, segnando un calo del 4,4%. Sempre a dicembre, la produzione industriale è inoltre scesa dell'1,4% rispetto al mese precedente, più delle attese, il tutto in un contesto di irrigidimento conclamato del mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione a dicembre è rimasto al 3,3%, dopo essere migliorato dello 0,2% a novembre. Infine, la disponibilità di posti di lavoro ha raggiunto i massimi da 24 anni, con 1,27 posizioni disponibili per ogni richiesta. 

C'è poi il dato politico, ovvero un contesto molto complicato di rapporti di potere in cui va a inserirsi questa decisione senza precedenti. Proprio giovedì, infatti, si era dimesso il ministro delle Politiche economiche e fiscali Akira Amari (scivolato su uno scandalo molto italiano di presunte mazzette), lasciando così orfano l'esecutivo di uno dei principali artefici dell'Abenomics. Con l'economia in pieno flirt con una nuova recessione, ora il timone passa interamente nelle mani di Taro Aso, il quale come ministro delle Finanze deve tenere sotto controllo i conti e non spingere a livello espansivo, visto che il suo mandato è quello del consolidamento fiscale. La vedo davvero bene. 


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