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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ "L'azzardo" della Banca centrale giapponese

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Ma a livello pratico, cosa accade? Da oggi le banche commerciali giapponesi potranno approvvigionarsi di 100 yen presso la Bank of Japan con l'impegno di restituirne 99,9 dopo un anno, con la differenza rimarrà in circolazione nel sistema monetario. In primis, lo yen subirà forti pressioni di vendita, specie se i tassi negativi si spingeranno oltre questo livello. La Borsa giapponese vedrà dei rialzi che faranno gridare al miracolo keynesiano, almeno fino a quando non si capirà che anche questa misura non avrà effetti reali sull'economia, senza contare il rischio insito nell'operazione rappresentato dalla perdita di controllo valutario e conseguente fughe di capitali. I risparmiatori giapponesi verranno tassati indirettamente sia da uno yen più debole che da tassi negativi sui loro depositi, oltre al fatto di non avere più a disposizione alcuno strumento a basso rischio con tassi che non siano in forte territorio negativo. 

Certo, questa mossa rappresenta un boost per le aziende esportatrici, le quali godranno di uno yen svalutato e di un credito più facile ma a livello interno rischiano di pagare un prezzo salato al minore potere d'acquisto dei cittadini. Come fa notare lucidamente il mio amico Paolo Rebuffo, «il Giappone si è messo in un angolo da solo, soprattutto perseguendo politiche sociali che hanno portato a un invecchiamento esplosivo della popolazione, senza ricambio da parte dei flussi migratori. Il sistema sociale ed economico giapponese è chiaramente insostenibile, soprattutto ormai completamente dipendente dall'export. Ogni tensione geopolitica di tipo militare o economico lo farebbero letteralmente esplodere». Di fatto, il rischio maggiore è rappresentato dal fatto che questa mossa non supporta il rischio, poiché si tratta unicamente di un rinvigorimento diretto della guerra valutaria in atto al fine di spingere ancora più al rialzo il dollaro e indebolire ulteriormente le materie prime, forzando i prezzi al ribasso ulteriore. Guarda caso, questo argomento è lo stesso utilizzato da Deutsche Bank nel suo ultimo report contro l'ipotesi di aumento del Qe da parte della Bce. 

Ma ancora più importante è notare il fatto che in Giappone circa il 60% degli assets finanziari dei cittadini è detenuto in depositi, quindi se le banche commerciali nipponiche dovessero passare ai contribuenti-depositanti parte del prezzo che pagano alla BoJ a causa dei tassi negativi, il wealth effect dell'operazione diverrebbe immediatamente negativo, riducendo il potere d'acquisto dei consumatori, ponendo pressione sulla domanda interna e indebolendo ulteriormente il contributo dell'economia giapponese alla crescita globale. Insomma, siamo oltre a Frankenstein, qui siamo alla finanza faustiana. Speriamo bene, ma temo che il redde rationem sia arrivo. 

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