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SPY FINANZA/ Le "spie" di crisi dietro ai rally delle Borse

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E torniamo ora alle Fang e facciamolo considerando le prestazioni di questi titoli più sul medio termine: da metà 2012, infatti, Facebook ha guadagnato il 401%, Amazon il 186%, Netflix il 1503% e Google il 133%. Potranno continuare a macinare guadagni simili? No. Primo perché il mercato azionario ha perso la sua spinta propulsiva, secondo perché la Fed ha alzato i tassi e di fatto dimezzato le attese di buybacks e terzo perché riecheggiano sinistri rimandi alla bolla tecnologica di fine anni Novanta. Anche all’epoca c’erano infatti quattro titoli che venivano definiti i four horsemen, i cosiddetti Cimq, ovvero Cisco, Intel, Microsoft e Qualcomm e guardate il primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra la traiettoria pressoché identica di Cimq e Fang nel periodo 1995-2000 e 2012-2015, visto che i primi nei tre anni e mezzo che portarono a metà del 1998 avevano guadagnato insieme circa il 500%, in linea con l’attuale performance delle Fang nello stesso arco di tempo. E cosa accadde ai titoli Cimq a quel punto, ovvero a metà del 1998? Vissero tre mesi di consolidamento e poi esplosero ancora più in alto, tanto che nell’anno e mezzo che seguì il valore combinato di quei quattro titoli quadruplicò, prima di collassare nel 2000.

Se la correlazione dovesse essere giusta, il composite delle Fang avrebbe quindi ancora da correre e parecchio, passando dall’attuale 600 a circa 3000. E la correlazione tra Cimq e Fang non è dovuta unicamente alle distorsioni su scala lineare. Ora, ve lo dico subito: questa non è una previsione dell’andamento di quei titoli, né tantomeno un consiglio di investimento, è unicamente un articolo che vuole dimostrare due cose: la correlazione storica fin qui occorsa e la distorsione che troneggia oggi a Wall Street. Punto. Il secondo grafico a fondo pagina ci mostra come sia andata a finire la storia per i titoli Cimq: sarà lo stesso anche per le Fang? Correranno ancora per circa un 400% di aumento dal livello attuale per poi dar vita all’esplosione della bolla o la loro traiettoria è già in correzione? Come si dice a Wall Street, infatti, anche gli orsi devono mangiare.

Ora spostiamoci da Wall Street e ampliamo il raggio di valutazione: i mercati equity globali, infatti, si misurano attraverso l’Msci Developed World Index e sono andati in trend ribassista fisso dal picco del maggio 2015, avendo toccato i minimi a ottobre. Al livello attuale, stando a valutazioni di Societe Generale, siamo solo poco al di sopra di dove l’indice globale si trovava all’inizio del 2013 e meno dell’1% sopra il picco del 2007: in altre parole, il mercato azionario ha perso il cosiddetto momentum e la conseguenza peggiore è che il debito sottostante alle performance azionarie ora venga a reclamare il conto. A partire dal 2007 la ripresa è stata molto discrepante, con soltanto gli indici Usa, svizzero e danese che hanno superato i picchi dell’ottobre 2007 a livello di prezzi espressi in dollari: il Regno Unito è in calo del 34% e l’Msci Eurozone addirittura del 40%.

 

 


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