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SPY FINANZA/ Le "spie" di crisi dietro ai rally delle Borse

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Le ragioni per performance così poco incoraggianti sono intuitive, visto che a differenza del Giappone, né eurozona, né Regno Unito hanno vissuto una ripresa degli utili, né in termini di dollari, né di valuta locale. Di più, i profitti in entrambe le regioni sono ancora del 45-55% in meno dei massimi del 2007, stando sempre a rilevazioni di Msci. Ora, guardate il grafico a fondo pagina: ci mostra una realtà con cui, purtroppo, temo dovremo fare i conti. Fino a oggi tutti si sono posti il problema dell’alto ricorso al leverage nel mercato azionario Usa, di fatto mantenuto in vita proprio dall’eccesso di indebitamento legato ai buybacks. Di fatto, i titoli corrono, le valutazioni salgono ma sale - e molto - anche l’indebitamento sottostante a quei titoli, ovvero i debiti in cui sono incorse le aziende Usa.

Questo grafico ci dice una cosa, però, ovvero che la questione non è più solo legata agli Stati Uniti, visto che sia il debito netto nominale che il debito su Ebitda delle aziende britanniche non è mai stato così alto. La striscia rossa, quella relativa all’eurozona, se vedete bene ha subito una traiettoria al ribasso tra il 2014 e il 2015, quindi le aziende europee non finanziarie hanno dato vita a un processo di deleverage o abbattimento del carico di debito, ma il livello rimane comunque alto e potrebbe subire l’effetto domino negativo di Usa e Regno Unito in caso il rialzo dei tassi della Fed portasse davvero, nei primi mesi di quest’anno, a una sorta di correzione strutturale.

Di più, la parte sostanziale dell’incremento di debito del mercato azionario britannico è legato al settore minerario, quindi se il trend dei prezzi delle commodities non dovesse invertire, probabilmente la profittabilità di quelle aziende calerà ancora e potrebbe innescare in qualcuno la perversa volontà di indebitarsi ulteriormente per far fronte al calo dei profitti.

Insomma, dopo il rischio legato al debito sovrano, la prossima crisi potrebbe scaturire e poi emanarsi dal debito corporate che fa da sottostante alle performance degli indici equity. Alla luce di questo, quando guardate i corsi azionari, non limitatevi a guardare le chiusure e i minimi/massimi intraday, scavate un po’ più a fondo. Capite chi o cosa è realmente market mover e cosa sostiene i corsi, allora comincerete a vedere le crisi arrivare in anticipo. Da piccoli segnali, paradossalmente spesso legati a performance tanto positive da risultare anomale e contrarian come quelle dei Fang. Attenzione, c’è troppa calma in superficie. Sott’acqua, qualcosa comincia a smottare.

 

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